FELIX PIANO TRIO “AGE&SCARPELLI SUITE”

Felix Piano Trio da sinistra Matteo Scarpelli, Riccardo Bonaccini e Catia CapuaFELIX PIANO TRIO

 

“AGE&SCARPELLI

SUITE”

 Riccardo Bonaccini, violino
Matteo Scarpelli, violoncello
Catia Capua, pianoforte
con la partecipazione di
Pietro Pompei, batteria
Maurizio Raimondo, contrabbasso

 2019-04-08_161203

Introduce la serata: il regista e Presidente dell’ANAC – Associazione Nazionale Autori Cinematografici Francesco Ranieri Martinotti

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA

GIOVEDÌ 25 APRILE – Ore 21,00 – TEATRO STUDIO BORGNA

 

2019-04-08_161356“Signore e Signori” … ‘Age & Scarpelli Suite’ sceneggiature in musica

Nel Centenario della nascita dei due grandi sceneggiatori Agenore Incrocci e Furio Scarpelli, il Felix Piano Trio eseguirà in prima assoluta Quattro Suite con le musiche dei loro film che ripercorrono uno spaccato di storia del cinema e della musica. Un concerto unico in formazione inusuale, con le trascrizioni originali arrangiate da Fabrizio Siciliano in tinte di jazz, swing e bossa nova. Pronto il tour in Italia e all’Estero.

ROMA – Le musiche più belle dei grandi film della Commedia all’Italiana sceneggiati da Agenore Incrocci e Furio Scarpelli (conosciuti come Age&Scarpelli), eseguite in prima assoluta un concerto-evento Giovedì 25 Aprile all’Auditorium Parco della Musica per la Rassegna ‘Stagione delle Arti’. Si chiama Age&Scarpelli SuiteSceneggiature in musica ed è il progetto musicale nato da un’idea del violoncellista Matteo Scarpelli, figlio di Furio, e della pianista Catia Capua per celebrare il Centenario dalla nascita di questi due grandi protagonisti indiscussi della cinematografia italiana, ed in particolare della cosiddetta Commedia all’Italiana.

Il concerto unico nel suo genere, presentato dal regista Francesco Ranieri Martinotti Presidente dell’ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici), vedrà l’esecuzione di Quattro Suite, ognuna delle quali composta da diverse colonne sonore  arrangiate appositamente da Fabrizio Siciliano per il Felix Piano Trio. Una formazione inusuale, diversa dalle abituali orchestre per le musiche da film, che alla struttura classica del trio pianoforte, violino e violoncello, unisce contrabbasso e batteria proprio per evidenziare le tinte di jazz, swing e bossa nova volute dall’arrangiatore.

“Per Furio Scarpelli la musica era una faccenda tremendamente seria spiega il regista Francesco Ranieri Martinotti Presidente ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) – soprattutto rispetto al cinema. E quando capì che suo figlio Matteo sarebbe diventato un musicista non solo fu felice, ma anche molto orgoglioso. Finalmente qualcuno dei suoi familiari si sottraeva al ‘peso’ della parola scritta, o del disegno, per dedicarsi alla ‘levità’ delle note suonate.”

‘La grande guerra’ a ‘Sedotta e abbandonata’, da ‘C’eravamo tanto amati’ a ‘Riusciranno i nostri eroi’, passando per ‘Signore e Signori’, ‘I soliti ignoti’, ‘La banda degli onesti’, ‘Il Postino’: sono solo alcuni dei film sceneggiati da ‘Age&Scarpelli’, accompagnati da altrettanto celebri note di grandi compositori quali Nino Rota, Ennio Morricone, Armando Trovajoli, Alessandro Cicognini, il Premio Oscar Luis Bacalov. Pellicole e musiche che ripercorrono un notevole spaccato di storia del cinema, della musica italiana e della Commedia all’Italiana genere che, in questa occasione, viene esplorato nella sua unicità musicale e non, come spesso accade per le musiche da film, inserita in un contesto esecutivo di generi diversi.

Un progetto musicale e culturale nuovo, di spessore, che dall’Auditorium Parco della Musica partirà verso altre date italiane ed alcune all’Estero, donando lustro al Made in Italy cinematografico e musicale che rende l’Italia famosa ed apprezzata in tutto il mondo

PER INFORMAZIONI, APPROFONDIMENTI E INTERVISTE:

COMUNICAZIONE & UFFICIO STAMPA
FRANCESCA NANNI

Age&Scarpelli Suite – Sceneggiature in musica

PRIMA SUITE:

  1. Signore e signori
  2. Sedotta e abbandonata
  3. Il buono, il brutto e il cattivo
  4. C’eravamo tanto amati
  5. La banda degli onesti

 

SECONDA SUITE:

  1. La Grande Guerra
  2. Il maestro di Vigevano
  3. La famiglia
  4. Riusciranno i nostri eroi
  5. Bravissimo

 

TERZA SUITE:

  1. Straziami ma di baci saziami
  2. Senza famiglia, nullatenenti
  3. Il postino

 

QUARTA SUITE:

  1. I soliti ignoti
  2. L’Armata Brancaleone
  3. I Mostri
  4. Padri e figli
  5. Tutti a casa
  6. Teresa la ladra
  7. Dramma della gelosia
  8. Ballando ballando

 

 

PRIMA SUITE

 

Il 1966 è l’anno di Signore e Signori, da un’idea dello sceneggiatore trevigiano Luciano Vincenzoni, poi sviluppata in sceneggiatura da Age&Scarpelli, per la regìa di Pietro Germi. Un film per l’epoca scomodo e anticonformista, poiché denunciava, con l’arma dell’ironia, le ipocrisie e il perbenismo di una piccola provincia veneta. Nel film c’è anche spazio per la satira e l’impegno civile con tematiche attuali, così come attualissimo è l’arrangiamento musicale di Carlo Rustichelli, che con Germi toccherà alcune delle punte più alte della sua carriera. Il compositore arrangia sapientemente per il film classici temi popolari, riuscendo ad evocare atmosfere e stati d’animo tipici della commedia all’italiana.

Con questo film si chiude una trilogia che, insieme a Divorzio all’Italiana e Sedotta e abbandonata riesce, meglio di molti trattati di storia, a raccontare il periodo in cui l’Italia stava attraversando quel delicato momento di passaggio tra società antiquata e società moderna. Proprio Sedotta e abbandonata, che conferma la formazione creativa con Germi alla regìa, Age&Scarpelli alla scrittura e Carlo Rustichelli alle musiche, è un film tra i più riusciti nell’intento di disegnare una galleria di personaggi gretti e grotteschi, drammatici ed esilaranti, protagonisti di una storia in grado di parodiare e attaccare l’articolo che attribuiva al matrimonio il potere di cancellare ogni precedente reato dell’uomo nei confronti della donna.

Un’altra celebre trilogia, quella del dollaro, si chiude nel 1966 con Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone. Ambientato durante la Guerra di Secessione, costituisce la summa del genere spaghetti-western ed è uno di quei rari casi della storia del cinema in cui basta accennare alle prime note della colonna sonora per intuire al volo di quale film si tratta. Age&Scarpelli alla scrittura ed Ennio Morricone alle musiche hanno consegnato a Sergio Leone un’opera cinematografica indimenticabile. In un crescendo di armonie e contrappunti, le musiche de Il buono, il brutto e il cattivo assumono un’importanza centrale in tutta la narrazione del film.

Dalla Storia americana, si ritorna a quella italiana nel 1974 con C’eravamo tanto amati. In questo caso, tocca al compositore romano Armando Trovajoli, maestro del jazz, firmare la colonna sonora del film in cui si raccontano le vicende di tre amici, ex partigiani, lungo trent’anni di vita italiana. Le storie di un portantino comunista (Manfredi), un intellettuale cinefilo di provincia (Satta Flores) e un borghese arricchito (Gassman), dal 1945 al 1974, s’intrecciano a varie riprese rievocando speranze deluse, ideali abbandonati, rivoluzioni mancate e amori traditi. Le musiche di Trovajoli ben si adattano a un registro malinconico dettato da un contrappunto ironico che si stempera in toni crepuscolari. Diretto da Ettore Scola, fu dedicato a Vittorio De Sica, che non fece in tempo a vederlo.

Un altro nume della risata del cinema italiano, Totò, è protagonista della Banda degli onesti, regia di Camillo Mastrocinque, capostipite dei film di passaggio dalla maturazione della commedia di impronta neorealistica in commedia all’italiana. La colonna sonora si affida alle mani sapienti di Alessandro Cicognini, compositore abruzzese che aveva cominciato a scrivere musiche per il cinema già negli anni Trenta e lo farà fino al 1966, quando poi verrà celebrato come Maestro, con un Centro Ricerche e Studi Nazionale, un Festival e un Premio a lui dedicato.

 

 

SECONDA SUITE

 

La Grande Guerra è da molti considerato il capolavoro di Age&Scarpelli, interpretato da due giganti quali Sordi e Gassman e da un ancora giovane regista quale Mario Monicelli. Le musiche del compositore milanese Nino Rota, con melodie sempre equilibrio tra epica e vena popolare, accompagnano alcune sequenze memorabili del film, disegnando un affresco di note dalla complessa coralità. Leone d’oro a Venezia nel 1959 in ex aequo con Il generale Della Rovere di Rossellini e due Nastri d’argento per una pellicola che ha fatto la storia del cinema italiano.

Alberto Sordi, Age&Scarpelli e Nino Rota li ritroviamo insieme nel 1963 ne Il maestro di Vigevano, tratto dal romanzo di Lucio Mastronardi. Nel film di Elio Petri, a Sordi per la prima volta tocca un ruolo di un personaggio che non è romano. Vigevano è, infatti, la città lombarda per eccellenza delle calzature italiane, ed è qui che insegna in una scuola Antonio Mombelli (Sordi). Ma la moglie non è d’accordo e lo convince a tentare la sorte impiantando un piccolo calzaturificio. I soldi sembrano arrivare subito, ma altrettanto facilmente se ne vanno, e al povero insegnante non rimane nulla, nemmeno la moglie che, dopo averlo abbandonato, muore.

Da Vigevano si torna a Roma, e più precisamente in un appartamento del quartiere Prati. Nella Famiglia si racconta la vita di Carlo (Gassman) e di una famiglia della media borghesia romana, dal 1906 al 1986. Le musiche di Armando Trovajoli accompagnano lo spettatore attraverso una storia d’Italia tra quattro pareti, scritta da Furio Scarpelli insieme a Ruggero Maccari ed Ettore Scola, per la regia di quest’ultimo. Molti gli avvenimenti: l’avvicendarsi delle generazioni, battesimi, nozze, lutti, bisticci, conflitti, pranzi, compromessi. Il tempo passa cambiando le persone, levigando conflitti e sentimenti. Il ritmo è dettato dalle melodie melanconiche di Trovajoli e da un cast di attori, qui in interpretazioni indimenticabili: da Vittorio Gassman a Fanny Ardant, da Philippe Noiret a Stefania Sandrelli.

Il maestro Trovajoli aiuta Age-Scarpelli-Scola a dipingere un altro scenario, decisamente più esotico, in Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? L’editore Fausto Di Salvio (Alberto Sordi), in fuga dal boom economico, alla vigilia dello scoppio del Sessantotto, insieme al fido ragionier Palmarini (Bernard Blier, in un efficacissimo doppiaggio marchigiano di Max Turilli), è impegnato nell’affannosa ricerca del cognato Titino (Nino Manfredi). La samba trovajoliana accompagna i protagonisti nel cuore del Continente nero, nella loro parodistica impresa dai toni salgariani.

Ancora Sordi, e ancora Trovajoli (insieme ad Angelo Lavagnino), nel 1955 divertono il pubblico con un film in cui la musica è protagonista assoluta: Bravissimo. Da Il barbiere di Siviglia a Rigoletto, l’opera pare sia la passione di un certo Gigetto, bambino prodigio di una scuola elementare (Giancarlo Zarfati), dotato di un’ugola d’oro. Se ne accorge, per caso, il maestro Impallato (Sordi) intenzionato a lanciarlo alla Scala, per mostrare a tutti questo straordinario baritono. In realtà, il ragazzino ha solo le tonsille gonfe oltre il normale. Un’operazione toglierà a lui il vocione e all’insegnante arrivista ogni velleità manageriale.

 

TERZA SUITE

Straziami ma di baci saziami è un film di Dino Risi del 1968. Age&Scarpelli raccontano la travagliata ed esilarante storie d’amore tra due personaggi umili e candidi, Marino e Marisa, interpretati da Nino Manfredi e dall’americana Pamela Tiffin (doppiata per l’occasione in marchigiano). Il film è una parodia del fotoromanzo, calato nell’atmosfera di una cultura sentimental-popolare. Lo stesso titolo deriva da Creola, una canzonetta degli anni Venti musicata a ritmo di tango. E la musica è un elemento fondamentale di tutto il film, la cui colonna sonora è ancora una volta di Armando Trovajoli. Continui riferimenti musicali sono l’asse portante di buona parte dei dialoghi, come l’esilarante disamina della canzone L’immensità, gradita da Marisa “musicabilmente” ma che non la convince a livello teorico. Al che Marino osserva che la nullità dell’essere umano in confronto “all’immenzità di tutto ciò che ci circonda” è “del resto un concetto presente anche nella canzone C’è una casa bianca che”.

Risate e incomprensioni anche per Agostino (Paolo Villaggio) e Armando (Vittorio Gassman). Sono due poveri artisti senzatetto che uniti da un’improbabile affetto padre-figlio, si metteranno alla ricerca della madre del primo. Finirà male per entrambi. Questa commedia dal sapore amaro, dal titolo Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto, ispirata al romanzo ottocentesco di Hector Malot, è l’unica sceneggiatura scritta da Age&Scarpelli per Vittorio Gassman alla regìa. Quest’ultimo, già interprete teatrale di lungo corso, affida la colonna sonora al compositore Fiorenzo Carpi, che proprio al Piccolo di Milano ha composto le sue musiche più note per Giorgio Strehler e tanti altri.

Nel 1994 arriva per Furio Scarpelli e per il figlio Giacomo la candidatura all’Oscar per la sceneggiatura del Postino, regìa di Michael Radford e Massimo Troisi (Age&Scarpelli insieme avevano già ottenuto altre due Nomination). Proprio l’attore napoletano interpreta Mario Ruoppolo, il postino che ha come unico destinatario il poeta cileno Pablo Neruda (Philippe Noiret), negli anni Cinquanta esule con la moglie su un’isola dell’Arcipelago campano. Tra i due nasce un’intensa amicizia, grazie alla quale Mario scopre la forza della poesia e l’impegno politico. A musicare questo intenso sodalizio umano e lo sbocciare della passione del postino per una ragazza locale, Beatrice (Mariagrazia Cucinotta), è il compositore argentino, naturalizzato italiano, Luis Bacalov, che impiega e rielabora motivi tipici sudamericani. A lui andrà la statuetta del premio Oscar quale migliore colonna sonora.

 

QUARTA SUITE

Nel 1958 Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, e Carlo Pisacane sono gli interpreti del classico dei classici I soliti ignoti, lo scalcagnato quartetto di ladri di mezza tacca che Age&Scarpelli hanno raccontato per la regìa di Mario Monicelli. Ad accompagnare le disavventure del gruppo di disgraziati alla ricerca di una soluzione definitiva alla miseria e alla fame, fioriscono le indimenticabili musiche jazz del compositore fiorentino Piero Umiliani, in grado di dare ritmo e tono adeguati a un film che rappresenta uno dei pilastri della nascente commedia italiana. Vicenda comica eretta su una sostanza drammatica, I soliti ignoti ha lasciato un segno profondo sul destino del genere, cambiandone le regole.

Il medesimo schema narrativo dei Soliti ignoti ritorna in parte nel 1966 con L’Armata Brancaleone. Gassman qui interpreta un cavaliere donchisciottesco, che da anni va errando e pugnando “sanza armatura, sanza paura, sanza calzari, sanza denari, sanza la brocca, sanza pagnocca, sanza la mappa, sanza la pappa…”. La rilettura storica di un bizzarro, grottesco ma verosimile Medioevo, è contrassegnata da un dialogo in italico volgare-burino magistralmente creato, scandito al ritmo delle musiche del maestro Carlo Rustichelli. Il compositore romagnolo è abile nell’imprimere parodistiche cadenze di marcia militaresca e a regalare un ritornello a una canzone che evoca un film unico nella storia del cinema italiano, con un titolo divenuto proverbiale.

Nel 1963 è ancora Vittorio Gassman, stavolta in coppia con un formidabile Ugo Tognazzi, a interpretare, in venti brevi episodi, una satira dei miti e delle contraddizioni dell’Italia in pieno rigoglio economico. Nei Mostri, l’inedito duo comico pone gli spettatori davanti allo specchio, con l’intento di metterne alla berlina i difetti mostruosi. La colonna sonora del film, oltre a contenere diverse canzoni molto in voga all’epoca, come Alla mia età, Abbronzatissima e Io che amo solo te, è firmata da Armando Trovajoli. Ma il tema più conosciuto del film è quello relativo all’episodio forse più bello e toccante, La nobile arte, in cui Gassman e Tognazzi interpretano due ex pugili suonati, oramai ombre patetiche di loro stessi.

Se gli episodi de I Mostri si aprivano col rapporto tra un padre e un figlio, nel remoto 1957 Padri e figli è il titolo del film scritto dai giovani Age&Scarpelli, in cui Monicelli dirige un ricco stuolo di attori, tra cui primeggiano Vittorio De Sica e Marcello Mastroianni. È la storia di quattro famiglie e dei loro problemi, unite da un filo comune: i rapporti con un membro della quinta, Ines Santarelli (Marisa Merlini), un’infermiera che le frequenta tutte, per motivi professionali o per parentela. È ancora Cicognini a firmare la colonna sonora del film, uno degli ultimi, qualche anno prima di gettare nel fiume Aniene gli spartiti di tutte le sue composizioni, a causa di una delusione professionale.

Rapporto padre-figlio assai complicato anche tra Alberto Sordi ed Eduardo De Filippo in Tutti a casa, diretto nel 1960 da un altro dei maestri della commedia, Luigi Comencini. È così che Angelo Lavagnino nel 1960 torna a firmare una colonna sonora di un film di Age&Scarpelli che, però, secondo le parole dello stesso regista, non va considerato un film di guerra. Piuttosto è “un viaggio attraverso l’Italia in guerra compiuto da quattro stupidi senza soldi, allo sbando, che vogliono ritornare a casa. Sordi non è un vigliacco, ma un ufficiale che tiene immensamente al proprio grado e che fino alla fine cerca di compiere quello che ritiene il proprio dovere. L’unico problema è che, senza saperlo, non ha capito nulla”. Ma finalmente arriva la presa di coscienza.

Un’altra odissea grottesca e patetica la vive Teresa Numa (Monica Vitti), nata ad Anzio da famiglia povera e numerosa, che cambia dieci mestieri in sette anni, rubacchia, partorisce un figlio, e passa dal carcere al manicomio. Il titolo del film è Teresa la ladra, tratto da un romanzo di Dacia Maraini, che nel 1972 Age&Scarpelli trasformano in sceneggiatura per Carlo Di Palma, uno dei più grandi direttori della fotografia del cinema italiano, passato alla regìa. La colonna sonora, dal registro ora scherzoso ora drammatico, è affidata a Riz Ortolani, che nel corso della carriera firmerà musiche per oltre duecento pellicole cinematografiche.

Monica Vitti è anche la protagonista di Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca), del 1970, in cui veste i panni di Adelaide, bella fioraia del cimitero del Verano. Di lei s’innamora il muratore Oreste (Marcello Mastroianni), e tutto fila liscio, finché non appare Nello (il giovanissimo Giancarlo Giannini), pizzaiolo toscano protervo e conquistatore. Adelaide accesa di passione per entrambi, cerca di barcamenarsi, ma è un ménage impossibile. Punteggiato di situazioni irresistibili, con un finale tragico, è un affresco firmato Age&Scarpelli e Scola (anche regista), con Trovajoli a mettere in musica le immagini, in profonda adesione allo spirito da romanzo popolare che lo pervade.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...