Storia di una Marionetta….

I Petali di Miriam … Storia del viaggio di una MARIONETTA

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SU UN TRENO UNA NOTTE

Un fischio e il treno si avvia nella notte. Qualcuno apre la porta del secondo scompartimento dove siede un solo passeggero.

“Posso?”

“Certo, sieda dove vuole, è tutto libero.”

Il nuovo passeggero sistema in alto il suo bagaglio, una vecchia sacca chiusa con uno spago e si siede di fronte all’altro. Il treno, che sta prendendo velocità, è un parente povero di tutte le Frecce, non ha neanche un nome come loro, ma non se ne cura nel suo andare lento nella notte che scende.

“Va lontano?”

“Forse si, forse no.”

“Come?” Il primo viaggiatore chiude il quaderno su cui sta scrivendo e guarda incuriosito il nuovo arrivato.

“Non si meravigli, ma sa io sono un po’ speciale.”

“Chi di noi non lo è, ciascuno con la propria ricchezza.”

“Che belle cose dice…”

“Grazie, a volte le scrivo pure.”

“ Ma…allora è uno scrittore!”

“Per scrivere scrivo, se sono proprio uno scrittore non so.”

“Ma se scrive?”

“Beh, questo non vuol dire, anche se lo faccio spesso, vede porto sempre questi con me.” E mostra alcuni quaderni con penne e matite.

“Deve essere molto bello saper scrivere.”

“E lei scrive?”

“O no! Nessuno mi ha insegnato a farlo.”

“Che peccato! Vede per me non passa giorno senza una riga…”

“E…cosa scrive?”

“Tutto quello che mi attraversa il cuore!”

“Però…”

“Ho scritto storie di sogni e magie improbabili ma belle, ho scritto della vita che scorre fra lacrime e sorrisi, ho scritto di albe nate a far scordare il dolore e di passi protesi verso orizzonti nascenti…”

“ E’ fortunato sa, per me questo è impossibile.”

“Ma lei esprimerà la sua creatività in qualche altro modo, di che cosa si occupa?”

“Di niente! Sono solo un povero…”

“Un povero?…”

“Non so come dirlo…”

“Suvvia ci provi e poi chissà che non mi appassioni alla sua storia!”

“La mia non è certo una bella storia…”

“Racconti, mi ha incuriosito.”

“Beh prima di tutto io sono…”

“Si…”

E il passeggero tira il fiato : “ sono un burattino…”

“Cosa!?”

“Ha capito bene, sono un burattino di cartapesta, colori e stoffa, cui uno spirito gentile ha dato un soffio di vita.”

“Ma i burattini sono Pulcinella, Arlecchino, Colombina e tutti gli altri che da sempre si affacciano dai teatrini e lei non mi sembra uno di questi.”

“Quelli sono stati i primi, poi siamo arrivati noi, burattini di strada…”

“Deve aver molto da raccontare allora!”

“Non credo proprio.”

“Scherza! Un burattino di strada che sale su un treno nella notte! Chissà quanto ci sarebbe da scrivere”

“Grazie, ma le assicuro che c’è poco da dire, tantomeno da scrivere, sono solo un povero burattino finito per caso nella…spazzatura.”

“Come!” E lo scrittore si avvicina al compagno di viaggio: “sa io non credo al caso, tutto ciò che avviene, per sentieri che non ci è dato sapere deve accadere….”

“Se lo dice lei…Ma vorrei chiederle qualcosa anch’io, quello che scrive qualcuno poi lo legge?”

“Ecco questo è un problema, non è sempre facile trovare chi è disposto a farlo.”

“Le sue fiabe piaceranno ai bambini.”

“Ma…i bambini leggono poco le fiabe, oggi sono più presi da altri giochi!”

“Potrebbe sempre scrivere sceneggiature per qualche teatrino…”

“ Non so chi potrebbe interpretarle…ma forse se lei mi parla di sé…”

“Ma quando mai la vita di un povero burattino come me può interessare uno scrittore come lei!”

“Non è così, tutti hanno dentro qualcosa che vale la pena di ascoltare.”

“Non so..” E il burattino guarda lontano, oltre il finestrino dove nuvole oscure si nascondono nella notte e ricorda il momento in cui anche lui stava per perdersi in quel buio. Dopo un po’ si volta verso il compagno di viaggio.

“ C’era una volta un uomo grande e pieno d’amore, la vita non lo aveva risparmiato nelle delusioni e negli addii, ma lui non aveva permesso che gli portassero via il sorriso e la voglia di dare. Aveva così cominciato a raccontare fiabe a certi bambini che non avrebbero saputo neanche leggerle. A primavera poi li portava nei campi a spiare i fiori che spuntavano. D’estate su auto di fortuna, che scordavano sempre qualche pezzo sulla strada, arrivava con loro fino al mare, dove le onde spazzavano i brutti pensieri se ce n’erano. Quei ragazzini gli stavano sempre intorno; così, s’era quasi a Natale, pensò di costruire per loro un teatrino e quelli già a ridere tutti contenti. Poi arrivarono i burattini ed io fui tra questi. Per farmi impastò con l’acqua un po’ di carta su cui un tempo aveva buttato giù qualche poesia, poi mi guardò contento e mi mise sull’attenti insieme agli altri, per quello spettacolo che andava sognando. L’avrebbe portato in qualche piazzetta di periferia dove a piccoli dal futuro incerto voleva regalare un sorriso, con una rappresentazione messa su alla buona dagli stessi bambini, che sicuramente avrebbero inventato una storia bellissima da recitare dando voce e movimento a noi burattini.”

“Ma i bambini riescono a fare questo?” Lo scrittore non sa capacitarsi che una storia possa essere improvvisata così.

“Certo, non può immaginare quanto sia importante per un piccolo creare un burattino e poi inventargli una storia intorno in cui, tramite l’identificazione, il bambino parla di sé, dei propri sogni ed emozioni, e poi se anche le paure vengono fuori, dopo non sono più una minaccia e se ne vanno.”

“Burattino, non saprai scrivere e forse neanche leggere, ma le cose che dici tanti con fior fior di diplomi neanche se le sognano!”

“Non voglio darmi arie, ma se soffri tanto poi le cose le capisci di più.”

“E’ vero, ma allora con voi burattini, lasciando libera la fantasia si esce dagli schemi senza paura di perdersi?”

“Certo che anche a voi scrittori le belle parole non mancano…”

“Le parole senza contenuti sono solo bla, bla , bla…”

“Non devi essere uno scrittore noioso…”

“Chissà, ho scritto fra le lacrime, a volte però anche ridendo, ma dimmi burattino dove stai andando?”

“In Francia!”

“Eh!?”

“Sai, un giorno sono venuto a sapere che in Francia un dottoressa cura i bambini con problemi con i burattini.”

“Ma no!”

“Si, lei con il nostro aiuto scioglie i nodi di tenere anime, i bambini infatti il personaggio lo inventano da soli con tempi e ritmi personali.”

“Incredibile e i risultati di questa originale terapia?”

“Tanti, perché il bambino con il suo burattino costruisce una storia, il cui finale lo fa sentire autore della propria vita, anche se lui non se ne accorge.”

“Non avrei mai immaginato che i burattini fossero così importanti!”

“Però…”

“Che vuoi dire?”

“Però io sono finito nella spazzatura…”

“Diventi sempre più interessante.”

“Non è che poi scriverai la mia storia?”

“Tutto può essere, ma tu racconta…”

“Il burattinaio che ci fece non riuscì mai a portarci in scena, che un giorno fu chiamato a fare uno spettacolo più grande in un teatro molto speciale da cui non fece più ritorno. Passano i giorni ed arrivano in molti a mettere sottosopra la sua bottega e in un gran fuoco finiscono i progetti di una vita. Io, per caso, non finii bruciato con i miei compagni perché ero stato accatastato fra altre cose da buttare…e sul mio futuro calò il coperchio di un bidone.”

“Però non sei stato bruciato!”

“Peggio ero diventato un rifiuto…” E il burattino non sa nascondere la tristezza e tace.

“E poi?” Lo scrittore sente salirgli dentro un po’ di pena.

“Poi…mentre il bidone veniva sollevato per essere svuotato, feci un salto e scivolai dietro un albero, senza che nessuno se ne accorgesse. Se avessi potuto avrei chiuso gli occhi, ma quelli dei burattini sono sempre aperti…”

“Povero burattino!”

“Mentre mi inzuppavo di pioggia e piangevo nel vento, ad un tratto mi ricordai della dottoressa francese di cui il nostro burattinaio ci aveva parlato, per darci un’idea del nostro valore. Allora, messi da parte i sogni, pensai di mettermi in viaggio per andare a trovarla ed aiutare così qualche bambino in difficoltà. Ed eccomi qui.”

“Caro burattino sbaglio o hai parlato di sogni?”

“Si, tutti ne hanno almeno uno, guai a perderlo anche nelle difficoltà!”

“Già i sogni danno colore alla nostra anima…”

“E tu scrittore?…”

“ Te lo confido, vorrei tanto che le storie che scrivo, siano un seme d’amore per chi è solo, infelice o disperato e che portino la speranza in un domani migliore…ma forse sono solo un presuntuoso…”

“No caro scrittore sei un generoso sognatore e i sogni a volte si avverano.”

“E il tuo sogno burattino? Oltre a diventare un guaritore?”

“Si, guaritore di anime, ma il mio desiderio non è in Francia…”

“Altrove?”

“Dalla parte opposta…in Sicilia…”

“Che strana idea, ma allora prima vai lì che è più vicino…”

“E se poi non ci riesco?”

“Non so cosa devi fare laggiù, ma se lo desideri veramente devi inseguirlo…scendi da questo treno burattino e cambia strada, per aiutare gli altri bisogna prima essere felici.”

“Ora che m’ero deciso…”

“In Francia andrai dopo.”

“Si…però…ma che ci verresti con me in Sicilia?”

“Che idea, io stavo andando a una fiera di libri, che chissà se un editore lo trovavo…”

“Ma forse dopo avrai una storia più bella da raccontare…”

“La tua?”

“E chi lo sa…”

“Va bene amico, verrò con te, tu mi piaci, sei un burattino molto particolare e hai un cuore che non sempre si trova negli uomini.”

“Allora andiamo…”

Il treno piano piano, nella notte seguiva la sua strada, quando ad una fermata, in una stazioncina di cui s’era perso il nome, vide scendere due passeggeri, uno con una sacca chiusa con lo spago, l’altro con alcuni quaderni e un po’ di penne in mano. I due guardarono il cielo e poi entrarono in una piccola sala d’aspetto con i vetri appannati e poca luce dentro…

 

Miriam Antonacci

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