Lando Buzzanca e Francesca della Valle ospiti d’onore con Alex Baudo ad “Un Palco per tutti” a Roma

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Grande successo e partecipazione per lo spettacolo “Un Palco per tutti” tenutosi a Roma al Teatro San Paolo, il 16 febbraio. La manifestazione organizzata in favore della VERTICAL-Fondazione Italiana per la cura della paralisi, di cui ne è Presidente Fabrizio Bartoccioni, è giunta oramai alla sua terza edizione ed è a tutti gli effetti una festa dell’arte con cantanti, ballerini, attori, illusionisti e tanti artisti che con la propria arte, si esibiscono ogni anno, per beneficenza, in una festosa gara.

Vincitore della serata il coro “Note Controvento” formato da 50 cantori, guidati dal maestro Luigi Ferrante che con energia hanno cantato “Attenti al lupo” e “Aggiungi un posto a tavola”, aggiudicandosi il primo posto. Seconda classificata la giovanissima Chiara Corsetti del gruppo SHAPE dello straordinario coreografo Marco Stramacci, che con altri ballerini fuori concorso, ha intrattenuto il pubblico presente con una suggestiva ed intensa performance aerobica. Al terzo posto la simpatica parodia sulla gelosia di Teresa Marra.

2e1ax_simplistic_entry_22046110_1667046453315108_1377536161583737107_nI Vincitori sono stati designati da una giuria tecnica d’eccezione formata dal produttore Riccardo Bramante, Presidente di giuria, dall’attrice Pamela Olivieri Shine, il presentatore vocal coach e talent scout di talenti musicali Angelo Martini, l’artista Ester Campese in arte Campey, la dott.ssa Enrica Mariano, Fabio Pompei e la Prof.ssa Sara Navarro Lalanda e il regista ed autore Felice Corticchia che a breve presenterà alla stampa romana il docu-film dell’artista internazionale Michele Russo, previsto in partecipazione in prestigiosi concorsi cinematografici in Italia e all’estero.

img-20190217-wa0022In prima fila ospiti d’eccezione la dott.ssa Francesca Della Valle giornalista, presentatrice ed attrice che ha divulgato l’eccellenza italiana nel mondo con trasmissioni TV dagli Emirati Arabi, all’America Latina e fino a Malta. Francesca della valle è anche produttrice della “Buzzanca e Della Valle” fondata con il Maestro Lando Buzzanca, grandissimo attore italiano, anche lui presente alla manifestazione. Lando Buzzanca e Francesca Della Valle costituiscono una coppia nella vita, ma anche professionale. Reduci dal successo di molte trasmissioni e programmi RAI, Mediaset e Sky “ con un loro progetto di punta la sit com “Casa Buzzanca” dove oltre ad essere i protagonisti Francesca è l’autrice e Lando il regista.

Tra il ricco parterre di ospiti era presente anche il cantautore Alex Baudo, figlio di Pippo. Alex è compositore di canzoni e testi musicali molti dei quali portati al successo. Nel suo primo CD due delle sue canzoni sono state nelle Top Ten delle classifiche in Canada per diverse settimane. Alex è nato a Roma ma poi si trasferì in Canada e poi in Australia dove ancora oggi vive. Per l’occasione ha regalato una anteprima di due suoi brani musicali tratti dal suo nuovo CD in uscita mondiale proprio in questi giorni.Ad accompagnare Alex la sua manager Marialuisa Lo Monte Giordano nonché presentatrice TV, notissima in Australia, e  talent scout di numerosi artisti internazionali molti dei quali resi noti attraverso un programmi radio e TV ideati e diretti da lei facendoli divenire Top Singer di classifiche di programmi musicali in Australia.

Nelle prime file anche l’attore palermitano di cinema e teatro nonché regista Manfredi Russo che è stato partecipe in tantissime produzioni cinematografiche e televisive come la fiction “Mario Francese”, “Paolo Borsellino i 57 giorni” , “Squadra Antimafa 4” e per il cinema “L’ora legale” con Ficarra e Picone. Tra le prime file anche la dott.ssa Maria Sofia Abbiento della Production Buzzanca Della Valle e Francesca Rasi presentatrice ed event manager reduce da San Remo.

Presentatori spumeggianti il maestro Paolo Tagliaferri e la presentatrice e ballerina Donatella Mongiello.

Toccantissimo uno dei momenti dello spettacolo in cui Roberto Nicchiotti, operatore di tango terapia riabilitativa si è esibito con i suoi tangheros una delle quali sulla sedia a rotelle che pareva davvero volasse. Roberto Nicchiotti con i suoi passi di danza e i suoi tangheros è stato il campione italiano 2017 e 2018 di Danza Paraolimpica di Tango Argentino”.

Complimenti dunque a tutti davvero ed in particolare agli organizzatori della manifestazione il regista Paolo Morettini, la cantante e presentatrice Elena Parisella che ogni anno ci mettono il cuore e che sono riusciti ancora una volta a mettere insieme tanti generosi artisti che con simpatia si sono messi in gioco ed in gara.

Tra questi Daniele Savelli con un suo brano musicale omaggio a Rino Gaetano terminato con una pizzica. Una delicata ed eterea performance sulle punta è seguita subito dopo con la ballerina Shilla Mangone. Molto bella anche l’esibizione di Luca Di Nicola con la sua canzone Grace Kelly. Ecco la volta della piccola Chiara classificatasi con la sua danza “vibrazioni” al secondo posto. Irene de Santis invece ha presentato una performance molto suggestiva “dal buio, la luce” e con il suo mantello nero/oro pareva quasi libarsi come una farfalla. Il duo dei “Natapaz” hanno fatto vivere al pubblico in sala in una simpatica parodia di una coppia in attesa di un bebè, mentre subito dopo Elena Tomei si esibita in una frenetica zumba chiudendo così il primo tempo dello spettacolo. E’ Manuel Marzano ed il suo gruppo che ha riaperto il secondo tempo della serata con il brano “Tanta voglia di lei”, subito seguito da Teresa Marra con la sua interpretazione della gelosia classificandosi al terzo posto. Dulcis in fundo, il coro “Note controvento” , decretati poi i vincitori.

Due ultimi numeri fuori concorso li hanno regalati proprio i presentatori, il maestro Paolo Tagliaferri con due canzoni da lui interpretate e Donatella Mongiello e un gruppo di ballerine che hanno danzato su un ensemble di brani di zumba.

Uno spettacolo davvero coinvolgente, che sa di buono in tutti i sensi, dato che il ricavato aiuterà la ricerca e sarà interamente devoluto alla Vertical impegnata in questo intento attraverso il suo Presidente Fabrizio Bartoccioni. Non ci resta dunque che darvi appuntamento già fin d’ora al prossimo anno.

Ester M. Campese

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La pittura del Cinquecento “al femminile”

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Lavinia Fontana

Quando si parla della pittura “al femminile” del Cinquecento italiano il primo nome (e spesso l’unico) che viene alla memoria è quello di Artemisia Gentileschi. Fama bel meritata quella della Gentileschi, che però mette nell’ombra due altre pittrici altrettanto valide e addirittura precedenti a lei di alcune decine di anni: Lavinia Fontana e Sofonisba Anguissola.

fontana-lav-1La prima nacque a Bologna nel 1552 in una famiglia il cui padre, Prospero, era già un affermato pittore che le dette la possibilità di conoscere fin da piccola un mondo di intellettuali ed artisti tra cui il Carracci, anche se, come era consuetudine a quel tempo, le era vietato uscire di casa per frequentare ambienti artistici estranei, tanto che quando si sposò nel 1577 con il mediocre pittore imolese Gian Carlo Zappi fu posta nel contratto di matrimonio la condizione che potesse continuare a dipingere, condizione che lo Zappi accettò smettendo addirittura di dipingere per divenire un semplice assistente della moglie. Lavinia, peraltro, lo ricambiò conducendo una vita in cui riuscì a conciliare il suo lavoro artistico con i doveri famigliari pur avendo avuto ben 11 figli.

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The chess game – Sofonisba Anguissola

Inizialmente Lavinia si distinse per i numerosi ritratti a carattere manieristico commissionatigli dalle facoltose famiglie di Bologna ma successivamente si dedicò anche ad opere a soggetto mitologico, biblico e sacro tanto da essere chiamata la “Pontificia pittrice” per le tante commissioni che le dette il Papa Gregorio XIII soprattutto quando si trasferì a Roma agli inizi del 1600. Fu lei, perciò, la prima donna a ricevere incarichi per opere sacre e profane tra cui la nota “Pala di Santa Maria Assunta di Ponte Santo” per il Governatorato della sua città. Ma nello stesso tempo era molto ricercata dalle ricche signore di Bologna che volevano essere da lei ritratte per la grande somiglianza e la ricerca del dettaglio di pizzi, gioielli e vesti che sapeva infondere nei suoi quadri.

lav-fontana-3Nel 1577 fece anche un suo “Autoritratto alla spinetta con la fantesca” in cui si riprende in un interno che richiama la pittura fiamminga in un abito rosso e camicia con colletto di pizzo. Un suo secondo “Autoritratto nello studio” è un olio su rame e si trova attualmente agli Uffizi.

Lavinia Fontana morì a Roma nel 1614 ed è sepolta nella Chiesa di Santa Maria Sopra Minerva.

Ben diverso il percorso artistico di Sofonisba Anguissola che nasce a Cremona nel 1532 da una nobile famiglia e che fin da piccola dimostrò particolari doti nella pittura tanto da spingere il padre a farla studiare presso la scuola del pittore lombardo Bernardino Campi da cui trasse grandi insegnamenti che le valsero anche le lodi di Michelangelo secondo quanto scrive il Vasari nelle sue “Vite” e di cui ci rimane un suo lavoro intitolato “Bernardino Campi ritrae Sofonisba”, dove dipinge “al naturale” precorrendo così lo stesso Caravaggio.

Nel 1559 Sofonisba si recò in Spagna presso la corte di Filippo II divenendo dama di compagnia della regina Elisabetta di Valois nonché ritrattista ufficiale della famiglia reale per la quale fece due ritratti del Re e della Regina ora al Prado.

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Isabel de Valois

Donna bellissima ed elegante ottenne un grande successo tra gli uomini di corte fino a sposare, nel 1573, il nobile siciliano Fabrizio Moncada con cui si trasferì in Sicilia dove eseguì diversi lavori tra cui il più noto è la “Madonna dell’Itria” fatta per il Monastero delle Benedettine di Maria SS. Annunziata a Paternò. Morto il marito nel 1578, vittima dei pirati saraceni, sposa in seconde nozze il giovane capitano genovese Orazio Lomellini e si trasferisce a Pisa continuando peraltro a lavorare soprattutto a ritratti dove introduce vari elementi di novità e “tanto ben fatti che pare che spirano e siano vivissimi”, come scrive il Vasari; ne è un esempio il famoso dipinto “Partita a scacchi”, ora conservato nel Museo di Poznan in Polonia, in cui ritrae tre sue sorelle con la fantesca con una minuzia descrittiva estremamente accentuata tale da ricomporre la personalità dei soggetti raffigurati secondo l’approccio tipico della ritrattistica cinquecentesca.

Tornata con il marito a Palermo qui muore ormai ultranovantenne e quasi cieca nel 1625 non senza aver prima ricevuto un ultimo apprezzamento dal pittore fiammingo Anton van Dick che le era succeduto come ritrattista alla corte di Spagna e che era andato a visitarla pochi giorni prima della sua morte.

A buon motivo, pertanto, anche il Museo del Prado ha voluto omaggiare queste due pittrici in occasione del bicentenario della sua fondazione facendone le protagoniste, insieme al Beato Angelico, della specifica mostra dedicata al Rinascimento italiano.

Articolo di Riccardo Bramante

Al MoMa di New York in scena la retrospettiva su Ugo Tognazzi

 

Il Museum of Modern Art (MoMa) di New York presenta, in collaborazione con l’Istituto Luce Cinecittà, una ampia retrospettiva di 25 film, su oltre 150 girati, di Ugo Tognazzi, attore, regista e sceneggiatore scomparso nel 1990.

La manifestazione, che si protrarrà fino al 30 dicembre, si è aperta con la presentazione del documentario “Ritratto di un padre” di Maria Sole Tognazzi, presente all’evento in rappresentanza di tutta la famiglia; una sorta di “ricerca per ritrovare il padre ed il rapporto che le è mancato attraverso la testimonianza di tanti amici”.

Tanti sono i film in programmazione, da “I fascisti” a “La vita agra” di Carlo Lizzani tratto dal romanzo omonimo di Bianciardi, da “Porcile” per la regia di Pier Paolo Pasolini, a “Venga a prendere un caffè da noi” di Alberto Lattuada, da “I mostri” di Dino Risi a “La donna scimmia” di Marco Ferreri e tanti altri ben noti in Italia.

Ma l’apertura della manifestazione, così come il titolo della stessa, è stata dedicata a “Tragedia di un uomo ridicolo”, film girato nel 1981 per la regia in un altro mostro sacro della cinematografia italiana, Bernardo Bertolucci recentemente scomparso. E’ un film che non ha avuto il meritato successo di critica essendo stato presentato in un momento, quello degli attentati a ripetizione delle Brigate Rosse, in cui ci si guardava bene dal formulare qualsiasi tipo di critica alla sinistra allora al governo ma che nel film, pur non essendo mai esplicitamente citata, poteva facilmente essere rappresentata da questo padre (Ugo Tognazzi) a cui veniva rapito il figlio ed era costretto ad intavolare oscure e contorte trattative per riaverlo vivo.

Nonostante tutto ciò il film si avvale della collaborazione di grandi talenti, da Ennio Morricone per le musiche a Carlo di Palma per la fotografia fino ad un già affermato Bernardo Bertolucci che definì il film “la tragedia di un Edipo rovesciato, la storia del conflitto di un padre con suo figlio, invece che del figlio con il padre” e, non per nulla, il lavoro valse a Tognazzi il premio per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes.

La retrospettiva del MoMa vuole, perciò, essere un giusto omaggio all’attore che, insieme a Mastroianni, Gassmann, Manfredi e Sordi ha rappresentato il periodo d’oro della cinematografia italiana, rappresentando fedelmente, ma in modo bonario, i numerosi difetti di quella Italia anni ’80 bacchettona e clericale (Tognazzi fu anche “cacciato” dalla RAI per aver preso in giro un Presidente della Repubblica), stremata dagli anni di piombo ma che non voleva prendere atto dei suoi difetti, tanto che lo stesso termine “anni di piombo” non fu coniato in Italia ma ripreso da un contemporaneo film della regista tedesca Margaretha von Trotta.

A completamento della retrospettiva sarà, infine, presentato presso l’Istituto di Cultura Italiano il volume “Ugo Tognazzi: storia, stile e segreti di un grande attore” edito da Istituto Luce Cinecittà e da Edizioni Sabinae, curato da Mario Sesti, con illustrazioni di Luisa Morrone.

Riccardo Bramante

Lino Bon intervista al primo valletto uomo

12096266_10204361899316969_2741360697804682551_nLino Bon attore:

La prima vera occasione con “Scommettiamo Che”

e

“I Fatti Vostri”

 

 

 

Ospite della nostra intervista di oggi è Lino Bon, conosciuto al pubblico con l’appellativo dell’uomo nero per la sua partecipazione come valletto alla trasmissione su Rai 2 “Fatti Vostri”. Lino Bon di fatto è stato il primo valletto uomo ad affiancare i conduttori televisivi, prima di lui erano state solo le donne a ricoprire il ruolo di vallette. I suoi esordi nel mondo dello spettacolo risalgono agli anni 90 in cui appunto fa il valletto in  “Scommettiamo Che” con Milli Carlucci e Fabrizio Frizzi trasmissione che andava in onda il sabato sera. L’anno successivo il regista Michele Guardì lo sceglie per la trasmissione Rai, “I Fatti Vostri” programma cui Lino parteciperà dal 91 al 97.  Ma Lino Bon ha lavorato anche nel cinema e con nomi di primissimo piano, del calibro di Tinto Brass in “L’uomo che guarda” o con Leonardo Pieraccioni interpretando un ruolo ne “il Pesce Innamorato”. Non mancano, nel suo percorso artistico, partecipazioni a serie TV come “Commesse” trasmesso da Canale 5 o “Don Matteo” su Rai 1. Conosciamo più da vicino. Ciao Lino grazie per la tua disponibilità per questa intervista e benvenuto.

Se dovessi presentarti tu stesso ai nostri lettori cosa racconteresti di te, chi è Lino Bon?

IMG_0010 NChe dire, sono una persona molto umile e timida, anzi forse proprio questo mio essere timido mi ha un po’ penalizzato nel mondo dello spettacolo. In effetti in più occasioni mi hanno offerto diversi ruoli anche “importanti” che poi non ho mai accettato perché un po’ sopra le righe. Forse in questo mondo fa più strada chi è sfacciato, ma non ho rimpianti, preferisco e sono convinto delle scelte che ho fatto. Aggiungo che amo molto gli animali ed in particolare i cani che sono affettuosissimi e, a differenza di alcune persone, non ti tradiscono mai.

 

Quali sono state le motivazioni che ti hanno poi condotto a scegliere questo percorso artistico?

Fin da bambino  avevo la passione per il mondo dello spettacolo e mi piaceva pensare che un giorno avrei fatto qualcosa in televisione. Mi ricordo che dicevo sempre a mia mamma che volevo fare il “signorino buona sera”. In sintesi volevo già da ragazzino fare l’annunciatore televisivo. Questo non mi fu possibile perché in RAI c’erano sempre e solo state le donne. Ho iniziato questo percorso facendo il fotomodello, ai miei 18/20 anni. Nel contempo facevo diversi casting anche per il cinema e per la televisione e poi ho fatto anche un fotoromanzo per la Lancio. Finalmente la prima vera occasione mi si è presentata con il programma “Scommettiamo Che” e poi l’anno dopo a “I Fatti Vostri” in cui sono stato il valletto, soprannominato l’uomo nero. Facevo il gioco del tabellone, te lo ricordi? Ed ero al fianco dei diversi conduttori che si sono alternati negli anni. Ho iniziato con Alberto Castagna poi Fabrizio Frizzi una persona davvero deliziosa ed educatissima, ed infine tre anni con Giancarlo Magalli, anche lui un grande professionista.

ALESSANDRO CANESTRELLI / REPORTERS ASSOCIATI & ARCHIVIQuando ti chiamarono per la prima trasmissione RAI avresti mai pensato poi di diventare così famoso?

Sinceramente no, devo dire che almeno inizialmente partecipai alla trasmissione quasi un po’ per gioco, con tantissimo entusiasmo ma anche un po’ di incoscienza. Invece a “I Fatti Vostri” le cose cambiarono molto essendo una trasmissione trasmessa in onda ogni giorno, ai miei tempi anche il venerdì sera. In breve tempo ero diventato un volto familiare, che quotidianamente potevi vedere. Per strada le persone mi riconoscevano e mi fermavano. I fan mi aspettavano fuori dalla RAI per chiedermi gli autografi e mi scrivevano in tantissimi. Avrò avuto più di 200 lettere che arrivavano in redazione. Qualcuna ancora la conservo, con tenerezza.

Come ti faceva sentire tutto questo?

Da una parte mi faceva piacere, ma dall’altra mi sentivo intimidito, proprio per il mio carattere. Non pensavo che la TV facesse questo effetto. Tutt’ora dopo 20 anni dalla mia partecipazione a queste trasmissioni sono ancora riconosciuto per strada e ancora mi apprezzano. Questo mi fa piacere perché significa che ho lasciato di me un buon ricordo. LMG_6488 N

Perché poi non hai continuato?

Accadde che feci un servizio fotografico, all’epoca un po’ osé, con il grande fotografo Bruno Oliviero, soprannominato il fotografo delle Dive. Per quei tempi quegli scatti furono quasi uno scandalo. Eravamo nel ‘97 e la censura era ancora molto forte. Oggi quelle foto farebbero ridere anche perché in realtà non si vedeva niente, erano scattate da lontano e non erano così palesi, si intravedeva appena il “lato B”. Ma l’anno successivo la RAI non mi rinnovò più il contratto. Lo posso anche comprendere, oggi, soprattutto se consideriamo che il programma in effetti è rivolto alle famiglie e quindi richiede una certa immagine. Ma all’epoca rimasi comunque molto colpito da questo rifiuto, pur capendo che quelle foto erano in contrasto con la trasmissione. Non avendo ricevuto il rinnovo mi ritirai anche perché subii un danno emotivo forte ed una depressione che durò per un paio d’anni.

Come sei uscito da questo tunnel e cosa hai fatto dopo questo periodo?

Ho avuto intorno a me molte persone affettuose e care, persone vere. Non sempre chi appartiene al mondo dello spettacolo è superficiale, c’è anche molta solidarietà. Non tutti ovviamente, ma alcune persone mi sono state sinceramente di conforto anche e soprattutto i primi tempi che furono durissimi. Pian piano con la forza di volontà mi sono ripreso e sentendomi un po’ meglio mi hanno finalmente fatto rifare qualche parte in qualche film per esempio “la Vespa e la regina” con Claudia Gerini dove interpretavo una drag queen. Questa esperienza è stata molto divertente ed interpretare questo personaggio mi ridiede fiato ed entusiasmo per riprendere il lavoro nel cinema. Subito dopo mi scritturarono per recitare in un successivo film con Margherita Bui. Ripresi poi a lavorare anche in TV e negli anni 2000 ho lavorato nella fiction di canale 5 “Commesse” e  successivamente anche ne “La nuova squadra” per RAI 3, non da ultimo in “Don Matteo 11” in cui ho recitato nel ruolo di un prete. Mi ricordo che giravamo per strada una scena ed una signora che mi riconobbe disse “ma lei è l’uomo nero, ma che si è fatto prete?”. Scoppiamo tutti a ridere e spiegai che era solo una parte che stavo recitando.

Tu hai infatti lavorato con grandissimi nomi del cinema dicevamo nell’introduzione, Tinto Brass e Pieraccioni come è stato lavorare con loro?

Due bellissime esperienze devo dire. Tinto  Brass è una persona serissima e molto professionale, mentre Pieraccioni è simpaticissimo e molto alla mano. Entrambi mi hanno fatto sentire a mio agio mi hanno fatto entrare subito nella parte che dovevo interpretare. Conservo dei bei ricordi di questi momenti.

Cosa ne pensi dell’attuale panorama TV e cinema?

Per ciò che riguarda il cinema penso che purtroppo lavorano sempre e solo le stesse persone e che nel mondo di oggi bisogna avere i contatti con le persone “giuste” e stare nel giro giusto. Invece non credo dovrebbe essere così, ma bisognerebbe dare spazio anche agli attori un po’ meno noti o non “agganciati”. Insomma dovrebbero poter lavorare tutti anche e soprattutto i giovani. Per quanto riguarda la TV invece devo dire che mi piace molto meno quella di oggi perché è diventata troppo trash, non è più come negli anni 90 e fino ai primi anni 2000. Adesso è tutta una lite, tutta una discussione, davvero non mi piace più. Dei programmi degli attuali palinsesti mi piace molto “Domenica in” e come è condotta da Mara Venier.

Una cosa che vorresti realizzare?

Mi piacerebbe partecipare ad un reality, questo non solo per rilanciarmi come artista ma soprattutto per farmi conoscere come persona dal grande pubblico. Nel tempo sono cambiato maturato e penso che avrei qualcosa da dire da trasmettere agli altri. I più noti tra i reality sono ad esempio “l’Isola dei Famosi” o il “Grande Fratello” a cui mi piacerebbe partecipare perché amati e seguitissimi dal pubblico, ma per adesso non ci sono ancora riuscito.

Un desiderio o sogno nel cassetto?

Non ho dubbi: l’amore. Essendo una persona sensibile non so vivere senza amore, ma desidero qualcosa di profondo e sincero, per questo non trovo da tempo la persona giusta, anzi pensandoci una persona che mi intriga c’è: Alessandro Cecchi Paone. L’ho conosciuto negli anni 90 e mi è sempre piaciuto, era ed è un bellissimo uomo e poi è davvero una bella persona. Mi piacerebbe rivederlo e frequentarlo e chissà, da cosa nasce cosa, magari, perché no, anche una love story.

 Intervista di Ester M. Campese

Festa dell’editoria con “Più libri più liberi”

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Anche quest’anno, dal 5 al 9 dicembre, si terrà a Roma, nell’avveniristico complesso della Nuvola all’EUR, la XVII edizione della Fiera internazionale della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, forse l’evento culturale più importante della Capitale con la presenza di scrittori e giornalisti italiani e stranieri.

Quest’anno la manifestazione, curata da Silvia Barbagallo, metterà al centro del suo programma l’essere umano, i suoi diritti e la sua dignità, all’insegna di un nuovo umanesimo inteso come riaffermazione della latina “humanitas” nel senso di comune appartenenza al genere umano.

511 saranno i marchi editoriali presenti, 1200 i relatori che si cimenteranno in oltre 600 incontri con politici, scrittori e giornalisti per fare il punto sulla situazione economica, sociale e politica in cui si trova attualmente il consesso dell’umanità in tutto il mondo.

La Fiera sarà inaugurata da una diretta RAI con lo speciale di “Quante storie” condotto da Corrado Augias alla presenza anche del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’editoria, Vito Crimi e vedrà nei giorni successivi la partecipazione a dibattiti, incontri e “readings” di personalità italiane e straniere.

LibriTra gli stranieri hanno assicurato la loro presenza, tra gli altri, Patrice Nganang, scrittore camerunense che presenterà il suo libro “La stagione delle prugne”, la scrittrice Helena Janeczek, recente vincitrice del Premio Strega con “La ragazza con la Leica”, la turca Pinar Selek, autrice del libro“Una casa sul Bosforo” e poi ancora l’israeliano Abraham Yehoshua, il giallista americano Joe R. Lansdale e il creatore della serie televisiva “House of Cards” Michael Dobbs.

Di rilievo sarà anche la presenza italiana, a cominciare dall’ospite d’onore Andrea Camilleri che presenterà il libro di Salvatore Silvano Nigro “La funesta docilità”, mentre Paolo Di Paolo curerà un incontro su Leopardi dal simbolico titolo “L’Infinito sulla Nuvola” con Piera degli Esposti ed i contributi video di Dacia Maraini, Vittorio Storaro e Giuseppe Cederna.

Nel quadro dei numerosi incontri e dibattiti sono da ricordare quello di Gianrico Carofiglio e Jacopo Rosatelli, autori del libro “Con i piedi nel fango”, che discuteranno dei difficili rapporti tra politica e verità; della minaccia della criminalità organizzata parleranno, invece, i giornalisti di “Repubblica” Attilio Bolzoni, Lucio Luca e Federica Angeli; parteciperà anche Salvatore Lupo autore di “La mafia. Centosessantanni di storia” che ne discuterà con Raffaele Cantone e Ernesto Galli della Loggia, mentre dell’attualità politica si occuperanno i giornalisti Bruno Manfellotto e Domenico De Masi insieme al politologo Giovanni Orsina ed il giurista Sabino Cassese.

Un “parterre” di grandi nomi, quindi, che assicurano fin d’ora la piena riuscita della manifestazione che si avvale anche del sostegno dell’Ambasciata di Francia e dell’IILA, Istituto Italo-Latino Americano, nonché della partecipazione dell’ALDUS, la rete europea delle fiere del libro cofinanziata dall’Unione Europea.

di Riccardo Bramante

Palazzo Montecitorio per i suoi cento apre al pubblico

APERTURA STRAORDINARIA DAL 21 NOVEMBRE AL 25 GENNAIO

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Esattamente cento anni fa, il 20 novembre 1918, si tenne nel nuovo emiciclo rinnovato di Palazzo Montecitorio la prima seduta del Parlamento italiano alla presenza dell’allora Presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando. Una cerimonia commemorativa dell’evento è stata tenuta per l’occasione alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e da mercoledì 21 fino al 25 gennaio il Palazzo sarà sede di una grande rassegna di arte, foto e storie parlamentari che ripercorreranno questi cento anni, visitabile anche dal pubblico.

m0ntecitorio 2Perché veramente complessa è la storia di questo Palazzo, iniziata nel 1653, con il progetto di Gian Lorenzo Bernini che ebbe l’incarico dal Pontefice Innocenzo X di costruire una residenza per la nobile famiglia romana dei Ludovisi su una periferica altura, il “Mons acceptorius”, così chiamato perché costituito per la gran parte dai materiali di risulta provenienti dai lavori del vicino Campo Marzio romano.

monteciyorio 4Ma i lavori furono presto interrotti e ripresero solo quasi venti anni dopo ad opera dell’architetto Carlo Fontana che ne modificò notevolmente il progetto originario conservandone solo la originale facciata convessa. Il Palazzo divenne in quel periodo sede della Curia Pontificia e del Dazio dello Stato Pontificio.

Con l’avvento del Regno d’Italia il Palazzo fu espropriato per essere destinato ad ospitare, appunto, la Camera dei Deputati. Fu peraltro necessario apportare altre notevoli modifiche che furono eseguite dapprima dall’ ingegnere Paolo Comotto e poi, vista la cattiva riuscita, si decise di affidare l’intero progetto all’architetto Ernesto Basile, esponente di primo piano del “liberty” italiano che costruì addirittura un nuovo edificio alle spalle dell’originale mantenendo sempre la parte frontale dell’edificio berniniano ma riducendo il cortile interno e le ali del Palazzo in modo da dare spazio ad un nuovo fabbricato al cui interno fu collocata l’Aula dove ancora oggi si svolgono le sedute del Parlamento.

montecitorio 3Per gli interni il Basile si avvalse della collaborazione di ingegneri ed artisti tra i quali sono da ricordare Leonardo Bistolfi e Domenico Trentacoste che eseguirono diversi gruppi marmorei nella nuova parte posteriore del Palazzo, nonché di Aristide Sartorio autore del fregio allegorico dedicato alla storia del popolo italiano, composto da 50 tele realizzate con la tecnica dell’encausto, che riveste tutta la parte superiore dell’aula per una lunghezza di 110 metri.

A Giovanni Beltrami si deve, invece, lo stupendo “Velario” in vetro colorato e in stile liberty che illumina, come un lucernario, l’intera aula, mentre lo stesso Basile edificò il grande salone, oggi chiamato “Transatlantico” perché arredato con i tipici mobili propri delle grandi navi del primo Novecento.

Ma il Palazzo Montecitorio raccoglie anche una enorme quantità di dipinti e sculture nonchè opere d’arte moderna e contemporanea donate direttamente dagli artisti o acquisite a partire dagli anni Trenta; un vero museo, dunque, che vale la pena visitare.

di Riccardo Bramante

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A Roma la mostra su Pablo Picasso scultore

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di Riccardo Bramante

Pablo Picasso è noto soprattutto per i suoi dipinti che hanno rivoluzionato il concetto di arte e introdotto nuovi valori di riferimento; meno conosciuta è, invece, la sua produzione come scultore.

Questa lacuna intende colmare la mostra che si aprirà il 23 ottobre nelle sale della Galleria Borghese a Roma, la prima in Italia dopo i successi riscossi da analoghe esibizioni tenutesi a New York e a Parigi nel 2016. Curata da Anna Coliva, direttore della Galleria Borghese, in collaborazione con Diana Widmaier-Picasso, nipote del celebre artista, la mostra presenta oltre 50 lavori realizzati da Picasso tra il 1902 ed il 1964 insieme a fotografie di atelier inedite e video che ne descrivono l’ideazione e la successiva realizzazione.

picasso1La prima ispirazione il maestro la ebbe senza dubbio in occasione di un suo viaggio a Roma e a Napoli nel 1917, quando ebbe modo di confrontarsi con le sculture dell’antichità romana e del Rinascimento, anche se già dall’età di cinque anni (come dice Diana Widmaier-Picasso) realizzava figure in carta in cui era possibile vedere la sua ricerca dei volumi.

Inizialmente le opere scultoree di Picasso, soprattutto su legno, si rifecero alla cosiddetta arte “negra” in cui erano presenti figure ed idoli africani e dell’Oceania per poi passare alla realizzazione di costruzioni in metallo e legno assemblati con altri materiali che possono ben rappresentare la prosecuzione, in campo scultoreo, delle sperimentazioni cubiste in cui si stava contemporaneamente cimentando nell’ambito della pittura.

picasso3Come detto, diversi sono stati i materiali utilizzati da Picasso, dal legno al metallo, dal cartone al bronzo ma mai ha fatto ricorso alla plastica (quasi un antesignano dei moderni ecologisti) e solo in un periodo successivo si rapporta al marmo di cui anzi si può ammirare nella mostra una sua scultura di donna seduta che dialoga con la Paolina Borghese del Canova e una “Donna con bambino” posta in relazione con l’”Apollo e Dafne” del Bernini.

Sicuramente da vedere questa mostra data anche l’estrema rarità di opere scultoree di Picasso visibili in collezioni private in quanto, come scrisse il suo biografo ed organizzatore di eventi Werner Spies, “le amava come i suoi figli e come non permise mai di vendere i quadri che rappresentavano i figli, le compagne e le mogli, Picasso non ha mai voluto separarsi dalle sue sculture”.

La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 3 febbraio 2019.

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