PIN – occhio spettacolo di danza al Teatro Marconi

locand pin occhioPIN – occhio

“Non è un sortilegio,  il poeta  è una fata che vuole che il suo Pinocchio diventi carne ….ma intanto è la fata a morire .

Mentre lui, il burattino gioca e s’infiamma e diventa solo legna da ardere  “Alda Merini”

 

Teatro Marconi – 17 Gennaio ore 21 – Viale Marconi 698\ E 

flyer pin occhio

Concept \ Regia e Coreografia : Paola Scoppettuolo

Danzatori \ Performes : Compagnia Aleph

Ideazione Scene : Paola Scoppettuolo 

Realizzazione Oggetti Scenici : Marianna Volpe

Ideazione e Realizzazione Costumi : Alice Sinnl

Citazioni : C. Collodi , S. Plath , A. Shopenauer , Terenzio

Musiche : AA VV

Ufficio Stampa : Paola M. Giorni

Social Media Marketing : Milena Di Canio

Info e prenotazioni   : lapiroettadanceschool@gmail.com  – 06 5404663 ( 16 \ 20 )   – 335 6577569 – Botteghino Teatro :    06 5943554

web : www.lapiroettaaleph.it

flyer retro pin occhio

Annunci

LO SCHIACCIANOCI DEL BALLETTO DI ROMA TORNA IN SCENA CON UNA VESTE TUTTA NUOVA

ballettodiroma-lo-schiaccianoci-2017-gallery-015-310x165“LO SCHIACCIANOCI”

del BALLETTO DI ROMA

con le coreografie di Massimiliano Volpini in scena

 

al Teatro Vascello dal 18 al 31 dicembre

È subito Natale con Lo Schiaccianoci, un classico del balletto natalizio, riallestito dall’ensemble romano nella rilettura in chiave contemporanea del coreografo Massimiliano Volpini.

Dicembre è per tradizione il mese in cui va in scena Lo Schiaccianoci, la favola natalizia per eccellenza. Balletto di Roma non fa eccezione e dopo la fortunata produzione del 2006 con la coreografia e regia di Mario Piazza e la rilettura drammaturgica di Riccardo Reim, andata in scena a Roma per ben 10 anni consecutivi, nel 2018 il Balletto di Roma riporta in scena un nuovissimo allestimento al Teatro Vascello di Roma dal 18 al 31 dicembre – inclusa la speciale notte di Capodanno – con le coreografie di Massimiliano Volpini.

24799673_10155552842688692_6043321645025159650_o-610x407Non è Natale senza Lo Schiaccianoci ma, si sa, non è Natale solo dove splende la luce. La rilettura del più classico dei classici, ideata da Massimiliano Volpini, ribalta l’ambientazione originale del primo atto, sostituendo all’enorme casa borghese in festa la strada di un’immaginaria periferia metropolitana: qui, abitanti senzatetto e ribelli senza fortuna vivono come comunità d‘invisibili, adattandosi agli stenti della quotidianità e agli scarti della città. Un muro imponente separa due strati di società, chiudendo fisicamente e idealmente una fetta d’umanità disagiata in un angolo di vita separata e nascosta. Nessun pupazzo o soldatino, ma solo un principe, il Fuggitivo, e la sua amata: i due giovani temerari tenteranno il grande salto oltre il muro e affronteranno bande di uomini oscuri, vigilanti di rivoluzionari tumulti. La tradizionale ‘battaglia dei topi’ si trasformerà in un cruento scontro di strada il cui esito sarà l’evasione del Fuggitivo e la salvezza di Clara. Attraverso il coraggioso passaggio a un’altra dimensione – il viaggio immaginario di Clara è tutto ciò che avviene nella testa della giovane un attimo prima di decidere se seguire o no il suo eroe verso luoghi ignoti – la coppia di avventurosi inizierà una nuova vita, non bella e fantasiosa come quella immaginata, ma pur sempre fiduciosa verso il futuro. Il secondo atto riaggancia ambientazioni e personaggi della tradizione, in un viaggio tra danze di mondo e personaggi bizzarri, un incanto che cancellerà per un attimo gli incubi grigi di una vita nell’ombra. La magia non durerà tuttavia per sempre e sul finale Clara, pur tentando davvero la fuga da quel luogo, tornerà ad osservare il muro della sua prigionia con la consapevolezza di un’impossibile liberazione: dall’altra parte continueranno a vivere gli invisibili, estranei al suo nuovo mondo come pezzi mancanti di un’umanità irrisolta.

balletto di romaVolpini ha voluto immaginare la festività nella contemporaneità come una Pandora dei tempi moderni, sorpresa a scoperchiare un grande vaso di verità. Sorpresa. Proprio così è l’effetto che il vetro, la plastica, il legno, la carta e il cartone – materiali molto preziosi recuperati e riutilizzati grazie al riciclo creativo – hanno dato vita nei costumi e nelle scenografie di questo originale Schiaccianoci del Balletto di Roma. Il passo verso una riflessione sul tema ecologico è breve, un contesto avvertito ormai come una vera e propria necessità di riscoperta del sé.

È tramite un processo giocoso e naturale che Lo Schiaccianoci prodotto dal Balletto di Roma svela pezzi di tela, cartone, plastica e quant’altro disponibile alla fantasia, inventando nuovi mondi e dimensioni che strappano questi oggetti dal rischio di trasformarsi in un semplice “rifiuto”.

Lo Schiaccianoci di Volpini è uno stimolo a riflettere anche sullo smarrimento d’identità sociale e sui mille volti del nostro “essere”. Un’opera che ci invita a coltivare i sogni custoditi in fondo ai cassetti perché potrebbero rivelarsi meravigliosi progetti di nuova vita.

Lo Schiaccianoci – Balletto di Roma

Nuova ideazione, drammaturgia e coreografia Massimiliano Volpini

Musica Pëtr Il’ič Čajkovskij

Scene e costumi Erika Carretta

Maitre e assistente alla coreografie Anna Manes

Light designer Emanuele De Maria

Realizzazione scene ONE OFF Industreal s.r.l. – Milano

Realizzazione costumi D’Inzillo Sweet Mode s.r.l. – Roma

Date e Orari

Martedì 18 dicembre 2018, ore 21.00

Mercoledì 19 dicembre 2018, ore 21.00

Giovedì 20 dicembre 2018, ore 21.00

Venerdì 21 dicembre 2018, ore 21.00

Sabato 22 dicembre 2018, ore 17.00 pomeridiana e ore 21.00 serale

Domenica 23 dicembre 2018, ore 18.00 pomeridiana

Mercoledì 26 dicembre 2018, ore 18.00 pomeridiana e ore 21.00 serale

Venerdì 28 dicembre 2018, ore 21.00

Sabato 29 dicembre 2018, ore 17.00 pomeridiana e ore 21.00

Domenica 30 dicembre 2018, ore 18.00

Lunedì 31 dicembre 2018, ore 17.00 pomeridiana e 21.30 – speciale Capodanno con cena

News Pagina Danza a Cura di Gabriele Cantando Pascali

Sergei Polunin: la perfezione su un equilibrio precario

IMG-20181207-WA0004[1]
È stato presentato il 5 dicembre all’Hangar Bicocca di Milano il nuovo calendario Pirelli (edizione n. 46) firmato dal fotografo Albert Watson, noto ai più per il suo celebre  scatto che ritraeva Alfred Hitchcock mentre stringeva il collo ad un pollo. l calendario dall’emblematico titolo “Dreaming”, racconta la storia di quattro bellissime donne e del loro sogno; la più “bollente “ delle storie, è quella rappresentata dalla modella e attrice Laetitia Casta e dal ballerino ucraino Sergei Polunin, ed è proprio di lui che vorrei parlarvi.
sergeiSergei Polunin per alcuni può essere uno sconosciuto, per altri può essere solo il bellissimo e bravissimo ballerino che nel 2014, diretto dal regista David LaChapelle, danza una coreografia di Jade Hale-Christofi sulle note di “Take me to church “ di Hozier;  il video viene postato su YouTube e diventa virale in pochissimo tempo superando i 14 milioni di visualizzazioni.
Ma com’è cominciato tutto?
Sergei nasce a Cherson, in Ucraina,  il 20 novembre 1989 da una famiglia di umili origini.
Comincia molto presto lo studio della ginnastica artistica ma ad otto anni una polmonite lo blocca a letto per molti mesi; una volta guarito decide di lasciare la ginnastica e cominciare a studiare danza classica.
sergei1Nel 1999 partecipa ad un’audizione per il Kiev’s  State Choreographic  Institute danzando su un’aria di Pavarotti, la commissione è particolarmente colpita dal talento vista anche la sua giovane età e lo ammette a frequentare i corsi.
Inizia così una nuova fase della vita del giovane Sergei: con la madre si trasferisce a Kiev, il padre andrà a lavorare in Portogallo ed una delle nonne si trasferirà in Germania, tutti con lo stesso obiettivo ossia lavorare per poter mantenere agli studi il giovane Sergei del quale avevano già fiutato il grande talento.
Nel 2003 grazie alle sue eccellenti doti di allievo, riceve una borsa di studio della “Nureyev Foundation” ed entra a far parte della “British Royal Ballet School” e si trasferisce a Londra.
Ben presto viene notato anche in questa scuola e nel 2009 viene nominato solista e, solo un anno dopo, primo ballerino, il più giovane, a soli 19 anni, della storia della Royal  Ballet.
Da quel momento la sua ascesa professionale sarà vorticosa ma comincerà anche la sua discesa negli abissi dell’irrequietezza e dell’insofferenza, neanche tanto nascoste anzi rese pubbliche sulle sue pagine social.
Vive, parallelamente alla danza, una vita di eccessi, non nasconde l’uso di droghe attribuendo alle stesse performance migliori. Tale insofferenza e irrequietezza toccano il picco nel 2012 quando, nello stupore generale, decide di lasciare la compagnia rassegnando le sue dimissioni.
Dichiarerà in seguito in alcune interviste, cercando di spiegare le ragioni di tale decisione, che non riusciva trovare il suo equilibrio, che, pur avendo la fortuna di lavorare con persone eccellenti, non si sentiva libero di decidere e che l’artista in lui stava morendo. Poco dopo si esibisce in “Man in motion”, un progetto del collega Ivan Putrov che punta i fari sulla danza al maschile, per molti questa sembrava essere la sua ultima esibizione o addirittura l’addio alla danza ma Sergei ci sorprende ancora e continua ad esibirsi con successo planetario in diverse compagnie esclusivamente come ospite senza, quindi, nessun legame contrattuale.
Decisivo sarà, in questa fase della sua vita, l’incontro con Igor Zelensky direttore artistico del teatro lirico Stanislavsky e del teatro dell’Opera di Novosibirsk.
Zelensky, ex primo ballerino in diverse compagnie internazionali, diventa per Sergei un mentore, un amico, un padre o forse qualcosa in più, ma noi non lo sapremo mai anche perché non è importante. Ciò che è importante invece è che, per Sergei, Zelensky rappresenta una vera e propria rinascita artistica e umana, infatti Sergei diventa primo ballerino della compagnia di Zelensky ma gli viene concessa anche la libertà di danzare in altre compagnie e sempre su suggerimento di Zelensky partecipa ad un grande talent show della televisione russa “Big Ballett” da cui ne uscirà vincitore.
Sergei diventa così immediatamente popolare grazie anche a diverse altre apparizioni televisive e collaborazioni artistiche in altri progetti tra cui servizi fotografici per grandi riviste di moda.
L’incontro con David La Chapelle porta a Sergei nuovi entusiasmi e nuove possibilità di esprimere la sua personalità di artista indipendente.
È certamente Sergei un artista fuori dal coro, ribelle, inquieto ma anche magnetico e con carisma da vendere. Lo abbiamo visto qualche giorno fa a Milano alla Bicocca in occasione della presentazione del nuovo calendario Pirelli nel quale posa senza veli insieme a Laetitia Casta; sempre a Milano il 10 dicembre al teatro degli Arcimboldi è stato presentato “Sacrè” creato dalla coreografa giapponese Yuka Oishi, spettacolo ispirato alla “sagra della primavera“ ma con un forte riferimento ad un altro genio ribelle della danza quale Vaslav Nijinsky.
Altro segno distintivo di Sergei è rappresentato dai suoi tanti tatuaggi che per i danzatori classici sono quasi un sacrilegio al tempio del corpo; l’ultimo che appare su Sergei rappresenta il volto di Putin tatuato sul suo petto ;per Sergei Putin è uno dei suoi punti di riferimento insieme a Mickey Rourke ed il suo amico Igor Zelensky.
Quali altre “mattate” ci riserverà? A noi non resta altro ( ?) che ammirarlo estasiati librarsi nell’aria alla continua ricerca del suo equilibrio.

Il Grillo Danzante Gabriele Cantando Pascali

Gabriele Cantando Pascali: “gli spettacoli che faccio sono frutto della mia ricerca, musicale o anche drammaturgica”

 

 

 

Per la nostra intervista oggi abbiamo ospite Gabriele Cantando Pascali noto maestro, ballerino e coreografo allo IALS di Roma, al MAC – Molinari Art Center di Giacomo Molinari. Nelle sue variegate esperienze in Italia e all’estero, sia in teatro che al cinema, troviamo un suo lavoro coreografico per “Pitti Immagine”, a Firenze, in cui ha realizzato un quadro coreografico per Enrico Coveri, e svariate collaborazioni all’estero trai cui con lo “Studio Harmonic” a Parigi “Pineapple Dance Studio” a Londra. E’ lui il coreografo per il musical “Moulin Rouge” tratta da un’idea  di Francesco Bovino. Nel 2005 il debutto del suo primo spettacolo, “Verandi” interamente coreografato da Gabriele, in cui riesce con incantevole equilibrio a fondere la danza contemporanea con contaminazioni dell’antica arte circense.

 

L’anno successivo, nel 2006, fonda la compagnia “BallettoAlchmia” che debutta nella stessa estate con “Alchimia”. Nel 2007 un nuovo lavoro coreografico in cui si cimenta anche come regista “Il viaggio-storia di una bambola”. Lo spettacolo ottiene riscontri e consensi di pubblico e di critica.

Mai pago, Gabriele Cantando Pascali, frequenta la scuola di circo di Torino e la scuola Romana di circo  specializzandosi in acrobazie aeree. Ma non si fermerà certo qui. Possiamo infatti definire Gabriele un eclettico artista a tutto tonto, trasformista, che si è sfidato anche come interprete, studiando e divenendo un attore completo, cantante e  showman andando in scena nel 2017 e 2018 in diversi Teatri Romani con lo spettacolo “Se stasera sono qui” e “Se stasera sono 50” per la regia di Liliana Eritrei. Uno spettacolo di grande successo in cui intrattiene il pubblico cantando, ballando, recitando e toccando scottanti temi, tratti dalla vita quotidiana, tra risa ed amarezza, che la regista ha sceneggiato pennellando il personaggio addosso a questo artista che riporta così in teatro un cabaret televisivo di classe e spassoso al contempo. Un artista, Gabriele Cantando Pascali, che ha la capacità empatica di catalizzare per due ore, i suoi spettatori con eleganza, ironia e leggerezza, facendo sorridere ma anche regalando momenti di riflessione e commozione. Nelle sue passate esperienze è anche un apprezzatissimo presentatore di spettacoli oltre che speaker radiofonico, proprio per questa sua naturale capacità di coinvolgere con accorta sensibilità, la sua platea.

Gabriele grazie davvero di essere qui con noi per il tempo di questa intervista. La prima domanda che desidero porti è cosa della tua approfondita  ricerca, porti dei tuoi spettacoli in cui c’è sempre un messaggio che trasmetti in forma esplicita o meno?

Gli spettacoli che faccio sono frutto della mia ricerca, musicale o anche drammaturgica. Ma sono anche frutto dei miei stati d’animo nel momento in cui creo o provo uno spettacolo e più che veicolare un messaggio ti direi che mi piacerebbe che il pubblico avesse momenti di riflessione.

Ti ricordi il momento clou della tua carriera quello che ti ha fatto comprendere che quello dello spettacolo e della coreografia era il tuo mondo e che sarebbe poi divenuto la tua professione?

Ho vissuto lo studio della danza mio primo amore, sempre come un hobby ma avevo sempre delle proiezioni future a lungo termine; i miei genitori speravano in una carriera forense ma io ogni volta che ero sul palco sentivo che quella era la vita che avrei voluto fare e così ho comunicato ai miei genitori che avrei intrapreso il percorso artistico e non di giurisprudenza, loro ovviamente esprimevano forti dubbi in merito e per un po’ mi hanno contrastato ma io ero ( e sono ) caparbio ed eccomi qui.

Ci racconti l’esperienza da coreografo per il musical “Moulin Rouge” o un’altra esperienza professionale che per te è stata significativa e densa di soddisfazioni?

L’esperienza per il Musical è stata pazzesca. Eravamo un gruppo di amici con tanta voglia di fare capitanati da Francesco Bovino in arte Tekemaya oggi affermato performer e finalista di “ The voice Italia “; devo dire che con incoscienza ci siamo avvicinati a quel lavoro ma i risultati sono stati veramente entusiasmanti.

Le tue performance in teatro sono al tempo stesso un musical, uno spettacolo di danza e una raccolta di racconti ironici e malinconici. Come hai lavorato sulla correlazione tra musica, corpo, e momenti di recitazione?

Uno dei tratti dominanti sella mia personalità è di certo la curiosità che ritengo sia uno degli ingredienti fondamentali proprio della vita, quindi proprio per soddisfare questa mia curiosità mi sono avvicinato alla recitazione, al canto ed alle arti circensi, di conseguenza ho ritenuto un percorso naturale portare in scena un po’ del mio “ vissuto artistico “ anche perché ritengo che un artista oggi debba essere completo.

Quanto tempo dedichi alla preparazione dei tuoi spettacoli sia in veste di coreografo che di showman?

Il tempo che dedico alla preparazione degli spettacoli dipende da tante cose, se sono diretto da un regista sono molto più rilassato e mi piace molto farmi guidare, prendere per mano e portare nelle pieghe più nascoste dell’interpretazione. Se sono in veste di coreografo mi lascio trasportare dalle emozioni che la musica scelta mi suggerisce e tutto fila liscio. In entrambi i casi sono un po’ maniacale, spesso provo i monologhi in metro, in treno per strada sotto lo sguardo stupito della gente che crede stia parlando da solo.

Uno spettacolo con la musica permette, in generale, di condurre gli spettatori a fruire di specifiche sensazioni, ma può anche essere un’arma a doppio taglio, distraente. Secondo te cosa è fondamentale per “catturare” l’attenzione del pubblico per tutta la durata dello spettacolo, come egregiamente riesci a fare tu?

Allora io ritengo che uno spettacolo non sia una dimostrazione di amore verso se stessi ma verso il pubblico; il pubblico va amato e rispettato, infatti più si è in amore con il pubblico più la loro attenzione sarà sempre alta ed anche la loro gratitudine.

Un sodalizio quello con la regista e sceneggiatrice Liliana Eritrei, oramai consolidato, ce ne vuoi parlare?

Ho conosciuto Liliana per caso, davvero per caso, un lestofante ci aveva proposto un progetto comune che poi ovviamente è andato in fumo ma fortunatamente l’amicizia con Lilli è rimasta. Tra le varie nostre chiacchierate un pomeriggio le ho proposto di dare uno sguardo a dei video amatoriali che avevo fatto con degli amici, lei ne è rimasta colpita a tal punto che il giorno dopo mi ha chiamato per chiedermi se volevo fare uno spettacolo con lei. Da quel momento è cominciato uno dei viaggi più belli della mia vita. Lei è geniale, mi ha insegnato e continua ad insegnarmi tantissime cose su come affrontare il palco e rispettare il pubblico appunto. Le sono grato.

Ci vuoi anticipare qualche tuo sogno nel cassetto o progetto per il futuro che desideri realizzare?

Sogni nel cassetto, chi non ne ha. Mi piacerebbe realizzare un musical affidandone la regia a Liliana ovviamente ed io curerei le coreografie e mi piacerebbe anche essere uno dei personaggi, purtroppo in Italia le produzioni scarseggiano quindi al momento resta soltanto un sogno. Forse domani…

Intervista di Ester M. Campese

Blog: https://campeyblog.wordpress.com/