GRUNDA PORTA LE ALI CONTRO IL FEMMINICIDIO ALLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA

ghost roma

Grunda l’angelo dalle ali rotte continua a presentarsi al pubblico: dopo la 75° Mostra del Cinema di Venezia, il fumetto a sfondo sociale  ideato, interpretato e prodotto da Emanuela Del Zompo con la collaborazione della regista Annie Depardieu,  approda alla 13° edizione della Festa del Cinema di Roma.

garsiaIl 26 ottobre  2018 è stato presentato un trailer del prossimo film in produzione presso la sala Arte (Lazio film Commission) dell’Auditorium Parco della Musica, durante la prestigiosa rassegna  Cinemadamare– Travelling Campus, che nelle sue 16 edizioni ha dato spazio ad oltre 300 registi e filmmaker per la promozione dello loro opere. Alla presentazione di Grunda, l’angelo dalle ali rotte, sono stati  presenti la regista Annie Depardieu, la protagonista e produttrice Emanuela Del Zompo, Roberta Garzia, Cristian Stelluti e vari altri volti che si sono prestati nella fase fotografica della creazione del cartoon in versione fotoromanzo e di cui è stato proiettato il trailer  di un corto di animazione tratto dal fumetto.

annieGrunda si prepara alla fase due di divulgazione della delicata tematica (il femminicidio) con la prossima edizione del cortometraggio, per il lancio della serie tv, la cui produzione dovrebbe iniziare nella primavera del 2019. Tanti i nomi importati di attori professionisti che sono già in lizza per l’originale iniziativa che, sarà divulgata anche  in diversi progetti di formazione scolastica e programmi specifici. L’attuale versione cartacea ha visto come set per i servizi fotografici le città di San Benedetto del Tronto, Montedinove, Ponte S. Angelo, Cimitero Monumentale del Verano, Gravina in Puglia, Castello di Conversano ed ha visto la collaborazione per i costumi femminili dell ‘Atelier Brutta Spose di Alessandra Ferrari.

pastedImage “Abbiamo già visto Grunda a Venezia, al Romics ed adesso alla Festa del Cinema di Roma e tutto in pochissimo tempo. Dove trovi l’energia per partecipare a tutte queste iniziative?” – “La trovo nella motivazione: sono molto presa dalla tematica del femminicidio – afferma l’ideatrice Emanuela del Zompo- e sono convinta che l‘approccio tramite il libro cartoon sia solo il primo  passaggio per le successive fasi di divulgazione del cortometraggio, prima, e della tv series poi. Sempre mantenendo il linguaggio del cartoon che ci permetterà di arrivare sia ad un pubblico adulto che ad un pubblico molto giovane”. Il Cartoon Book “Grunda, l’angelo dalle ali rotte”  è distribuito ed acquistabile su www.amazon.it.

Sara Lauricella

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COCKTAIL BAR il documentario sul jazz alla Festa del Cinema di Roma

logo festa del cinema roma

IL MAGICO ACCORDO: CINEMA E JAZZ

unnamed(9)Venerdì 12 ottobre 2018 – Ore 21

COCKTAIL BAR
Storie jazz di Roma, di note, di amori

Un documentario di Stefano Landini Toni Lama 
Casa del Jazz
Viale di Porta Ardeatina 55 – Roma

Ingresso: € 8

Biglietti in vendita sul circuito Ticket One:
https://www.ticketone.it/biglietti.html?affiliate=ITT&doc=artistPages%2Ftickets&fun=artist&action=tickets&erid=2294511&includeOnlybookable=false&xtmc=cocktail_bar&xtnp=1&xtcr=1
A seguire concerto jazz con:
Bruno Biriaco – batteria
Luca Pirozzi  – contrabbasso
Aldo Bassi – tromba
Gianni Savelli – sax tenore
Massimo Fedeli  – pianoforte
Nel 1971 il principe Pepito Pignatelli, malato di jazz ed eccentrico personaggio, assieme alla bellissima moglie Picchi aprì uno dei più importanti locali europei, ritrovo internazionale di musicisti che poi scrissero la storia del jazz, nonché luogo-fucina di fermenti letterari, sociali e musicali che segnarono il costume degli appassionati e non solo: il Music Inn.
In questa cantina umida passarono i più grandi, come in nessun altro jazz club in Italia: da Chet Baker a Bill Evans, da Charlie Mingus a Dexter Gordon, da McCoy Tyner a Philly Joe Jones e Max Roach, in un elenco infinito che ha cambiato intere generazioni.
La sua storia, unica alla pari dei suoi proprietari, viene ora raccontata in Cocktail Bar – Storie jazz di Roma, di note, di amori, un documentario con la regia di Stefano Landini e Toni Lama, che ne ripercorre, insieme a numerosi testimoni di quel tempo, le vicende e i percorsi contestualizzati. Artisti come Giovanni Tommaso, Renzo Arbore, Pupi Avati, Bruno Biriaco, Franco D’Andrea, Antonello Salis, Roberto Gatto, Adriano Mazzoletti, Amedeo Tommasi, e molti altri che parteciparono attivamente a quel vissuto, rappresentano – grazie ai loro vivi ed affettuosi ricordi – le complesse trame di uno spaccato d’epoca, qui condito dalla colonna sonora originale firmata da Massimo Fedeli ed intriso di passione e nostalgia per un’affascinante avventura musicale che sfortunatamente ebbe un triste e tragico epilogo, ma che resta sempre e comunque viva nella memoria di quanti hanno amato ed assaporato la musica jazz del periodo d’oro.
Il documentario sarà presentato nell’ambito della Festa del Cinema di Roma 2018 (sezione “Altri Eventi”), venerdì 12 ottobre alle ore 21 presso la Casa del Jazz. A seguire, un concerto dell’ensemble jazz guidato da Massimo Fedeli che interpreterà dal vivo le atmosfere musicali del periodo. A suonare saranno Bruno Biriaco alla batteria, Luca Pirozzi al contrabbasso, Aldo Bassi alla tromba, Gianni Savelli al sax tenore e Massimo Fedeli al pianoforte.
COCKTAIL BAR
Storie jazz di Roma, di note, di amori
Durata:1h18min
Un documentario di Stefano Landini e Toni Lama
Prodotto da Stefano Landini e Roberto Gambacorta
per LCN srl
Montaggio: Stefano Landini
Musica originale: Massimo Fedeli

FB: https://www.facebook.com/docjazz.it/

Il Principe Pepito Pignatelli e il Jazz
Principe del S.R.I.,  XVI  principe di Castelvetrano,  XVI principe di Noja,  XVIII duca di Monteleone,  XVI duca di Terranova,  XVIII marchese di Cerchiara,  XVI marchese di Avola  e marchese di Caronia: questi i titoli ereditati da Giuseppe Pignatelli e Molyneux , detto Pepito, nato a Città del Messico il 9 ottobre 1931 e meglio conosciuto come pianista e batterista jazz, nonché fondatore dello storico “Music Inn” di Roma.
Mecenate senza quattrini che ai suoi titoli tuttavia preferiva Charlie Parker e Dizzy Gillespie, Pepito coltivò fin da bambino la sua passione per la musica, alimentandola in modo fin quasi estremo, ma comunque coraggioso e intraprendente e realizzando alla fine degli anni Sessanta il suo sogno di aprire un locale dove poter ascoltare i suoi musicisti preferiti, all’interno di uno scenario jazzistico romano ancora acerbo.In sua compagnia c’era la moglie Maria Giulia Gallarati, detta Picchi, sposata nel 1959 e anch’essa appassionata di musica jazz.
Su modello del FolkStudio nacque così nel 1969 il Blue note, in via dei Cappellari, che, privo di licenza per somministrare alcolici, non ebbe lunga vita ma riuscì in poco tempo ad ospitare musicisti come  Jean Luc Ponty, Phil Woods, Johnny Griffin e Dexter Gordon.
Due anni dopo, Pepito individuò un altro locale, in largo dei Fiorentini, alle spalle di via Giulia: si trattava di una cantina abbandonata che rilevò dall’Arciconfraternita e che inaugurò, dopo molte vicissitudini e ritardi burocratici, diventando in poco tempo il luogo di riferimento del jazz romano e la palestra per un’intera generazione di jazzisti italiani. Qui suonarono i giovani Massimo Urbani,  Maurizio Giammarco, Danilo Rea, Roberto Gatto, Enrico Pieranunzi, Antonello Salis, e i colleghi più maturi Giovanni Tommaso, Franco D’Andrea, Gegè Munari, insieme a mostri sacri internazionali quali Dexter Gordopn, Johnny Griffin, Chet Baker, Mal Waldron, Charles Mingus, Bill Evans, Elvin Jones, Ornette Coleman, Steve Lacy, Mal Waldron, Gato Barbieri.
Tra sacrifici ed amore, con un entusiasmo capace di superare ogni difficoltà, la coppia principesca mise in carreggiata un locale fumoso, con le salette scavate nel tufo e le panche di cemento armato, che non rappresentava un semplice jazz club ma  un cenacolo di artisti che regalava profondi momenti di rispetto, fascino e insegnamento per chi la musica, oltre a masticarla, la voleva vivere da vicino. Una casa ricca di aneddoti che ha ispirato la ripresa musicale di Chet Baker ed ha ospitato il giovane e squattrinato Gato Barbieri; che è stata testimone di memorabili nottate regalate alla inquieta generazione romana degli anni ‘ 70 con le performance dal vivo di Miles Davis, Charles Mingus ed Elvin Jones, tanto per ricordarne alcuni…
Alla tragica e prematura morte dei due proprietari, avvenuta rispettivamente nel 1981 per infarto (Pepito) e 1992 per volontario soffocamento (Picchi),  il locale – nonostante molteplici gestioni e tentativi – non è mai riuscito a tornare ai livelli dell’eta d’oro del jazz ed è diventato – come proclama il titolo del documentario di Stefano Landini e Toni Lama, un tradizionale “cocktail bar”.

Ufficio stampa: Elisabetta Castiglioni
+39 06 3225044 – +39 328 4112014 – info@elisabettacastiglioni.it