Luca Guadagnino e il suo INCONSCIO ITALIANO inaugurano la rassegna LA CONQUISTA DELL’IMPERO E LE LEGGI RAZZIALI

unnamed(3)Martedì 4 dicembre 2018
Ore 20

Inaugurazione della rassegna
LA CONQUISTA DELL’IMPERO E LE LEGGI RAZZIALI 

Proiezione speciale del film
INCONSCIO ITALIANO
di Luca Guadagnino
(1h40’ – Istituto Luce, 2012)

Sarà presente il regista
Introducono Enrico Bufalini, Alessandro Triulzi, Vincenzo Maria Vita

Ingresso libero fino ad esaurimento posti
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Sarà Inconscio italiano, film documentario diretto da Luca Guadagnino e scritto da Giuppy d’Aura, ad aprire la rassegna LA CONQUISTA DELL’IMPERO E LE LEGGI RAZZIALI che la Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e Istituto Luce Cinecittà, in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, CSC- Cineteca Nazionale e Casa del Cinema promuovono ed organizzano a Roma dal 4 al 7 dicembre p.v. alla Casa del Cinema, con un’appendice, l’11 dicembre, all’Università di Roma Tor Vergata. La proiezione, in programma il 4 dicembre alle ore 20 alla Casa del Cinema di Roma, sarà introdotta da Enrico Bufalini, Alessandro Triulzi e Vincenzo Maria Vita alla presenza dello stesso regista.
INCONSCIO ITALIANO

Regia: Luca Guadagnino
Con: Angelo del Boca, Michela Fusaschi, Lucia Ceci, Iain Chambers,  Alberto Burgio,  Ida Dominijanni
Sceneggiatura: Giuppy d’Aura
Fotografia: Luca Ranzato
Montaggio: Ferdinando Cito Filomarino

Film-saggio che, partendo dalla drammatica esperienza dell’occupazione in Etiopia, riflette sulle origini stesse dell’identità italiana. Diviso in due parti il film dà voce a sei intellettuali che analizzano attraverso le loro riflessioni il passato coloniale dell’Italia fascista e il presente italiano. La seconda è invece composta da una suite di montaggio che, destrutturando l’idea del documentario di propaganda del regime, indaga su ciò che in quelle immagini rimaneva velato.

Hanno detto del film:
“Dall’invasione con i gas letali alla promessa di terra per un milione di disoccupati, dalla vendetta orrorifica di Graziani (…) dopo il tentativo d’attentato, alla radice razzista della conquista fino al ritorno di Hailè Selassiè (…), si riprende in mano la dolorosa vicenda coloniale del regime fascista in Etiopia con ‘Inconscio italiano’, di Luca Guadagnino, fuori concorso a Locarno 64, uno dei due film di rilievo del drappello italiano. (…) Con qualche assaggio delle preziosissime, rare immagini dei documentari storici e dei cinegiornali Luce che invadono la seconda parte del film di Guadagnino, la prima parte raccoglie gli incontri con sei studiosi.” (Silvio Danese, ‘Nazione, Carlino, Giorno’, 5 agosto 2011)

“Un film imperniato sulla colonizzazione dell’Etiopia, ma per parlare soprattutto del presente. Alternate a brani di cinegiornali Luce e a materiali d’epoca, infatti, lo compongono interviste a studiosi e storici contemporanei, che analizzano il colonialismo nei suoi rilessi sull’oggi. Ne esce che il razzismo, connaturato, alle ‘imprese’ coloniali, ha svolto un ruolo costitutivo quanto imbarazzante nella definizione dell’identità italiana, risorgendo di recente nelle parole d’ordine della Lega e della destra in genere.”(Roberto Nepoti, ‘La Repubblica’, 5 agosto 2011)

“Oggi è il giorno di ‘Inconscio italiano’, il film del regista Luca Guadagnino che ripercorre la storia coloniale italiana, quel rimosso dal nostro immaginario collettivo che, come altri tabù del passato del Belpaese, costituisce un fondamento chiave per capire le ragioni del nostro presente. (…) Il film decostruisce la propaganda dell’epoca e i silenzi complici dell’analisi storica postuma. Guadagnino, con la complicità del suo intervistatore armato di i-pad, Giuppy d’Aura, anche autore della sceneggiatura, ci mostra pian piano come quel rimosso sia alle origini anche delle tematiche politiche di oggi, in una preziosa e implacabile lezione di storia.” (Cristina Piccino, ‘Il Manifesto’, 5 agosto 2011)

“A scavare nell”Inconscio Italiano’ si scoprono le radici del razzismo del nostro popolo, che in buona parte risalgono al passato colonialista del regime fascista e che, a causa di una lunga e pigra rimozione, hanno esteso le loro metastasi sino all’identità italiana del nostro tempo.” (Alberto Crespi, ‘L’Unità’, 6 agosto 2011)

(Fonte: https://www.cinematografo.it)

Sito ufficiale: https://www.aamod.it/

Infoline: 06/57289551 – 06/5742872 – 06/5730544
info@aamod.itapalandrani@aamod.it

Ufficio stampa AAMOD: Elisabetta Castiglioni

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LA CONQUISTA DELL’IMPERO E LE LEGGI RAZZIALI Rassegna cinematografica e giornata di studi

unnamedLA CONQUISTA DELL’IMPERO E LE LEGGI RAZZIALI 
Rassegna cinematografica e giornata di studi

4/5/6/7 dicembre 2018

Casa del Cinema
Largo Marcello Mastroianni, 1, 00197 – Roma
Nell’ottantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali, registi, storici contemporanei, critici cinematografici e studiosi intendono analizzare attraverso il cinema documentario e di finzione la memoria dell’Impero africano e delle discriminazioni razziali operate in Italia e in colonia fino alla caduta del Fascismo e oltre. Nasce così una rassegna cinematografica e una giornata di studi che la Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e Istituto Luce Cinecittà, in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, CSC- Cineteca Nazionale e Casa del Cinema promuovono ed organizzano a Roma dal 4 al 7 dicembre p.v. alla Casa del Cinema, con un’appendice, il 12 dicembre, all’Università di Roma Tor Vergata.
La conquista violenta dell’Etiopia, la dichiarazione dell’Impero, e la promulgazione delle leggi razziali sono eventi strettamente collegati tra loro: eventi che, nell’ottica del regime all’apice delle sue strutture di potere (e consenso), dovevano assicurare all’Italia un impero e alle sue genti di ‘razza’ bianca la supremazia in patria e in colonia…
Se gli anni Trenta riflettono la forte discontinuità impressa allo Stato unitario dal regime fascista, essi sono un osservatorio di straordinaria importanza per cogliere le rimozioni dell’Italia contemporanea rispetto al suo passato e alle molteplici eredità e chiusure verso l’alterità nelle sue diverse forme, ieri e oggi.

IL PROGRAMMA

CASA DEL CINEMA

Rassegna cinematografica

Martedì 4 dicembre – Sala Deluxe

Ore 20,00
Proiezione speciale del film
Inconscio italiano, di Luca Guadagnino (1h40’ – Istituto Luce, 2012)
Sarà presente il regista
Introducono Enrico Bufalini, Alessandro Triulzi, Vincenzo Maria Vita
Proiezione a inviti

Mercoledì 5 dicembre – Sala Kodak

Ore 16,00 – Italia vittoriosa (50’ – 1937) regia sconosciuta – presenta Claudio Olivieri (Aamod)
17,00 – Stadio, di Carlo Campogalliani (62′- 1934) presenta Alessio Argentieri
18,30 – Oltremare, di Loredana Bianconi (1h 24’- 2017) presenta Dagmawi Yimer/Alessandro Triulzi
20,00 – Abuna Messias (1h 36’ – 1939) di Goffredo Alessandrini – presenta Lucia Ceci

Giovedì 6 dicembre – Sala Kodak

Ore 16,00 – Sotto la croce del sud, di Guido Brignone – presenta Maria Coletti
Ore 18,00 – Porrajmos, parole in musica (46’ – 2010) di Fabio Parente, Luca Ricciardi, Matteo Parisini- presenta Santino Spinelli
Ore 19,00 – Pagine nascoste, di Sabrina Varani (1h 9’– 2018) presentano la regista e Luca Ricciardi 
Ore 21,00 – Il cavaliere di Kruja, di Carlo Campogalliani (1h18’ – 1938) presenta Roland Sejko

Venerdì 7 dicembre – Sala Deluxe

Ore 18,00  –1938. Diversi (65’ -) Introduce Giorgio Treves
Ore 19,30 – Concorrenza sleale (1h 50’ – 2001) di Ettore Scola – presenta Silvia Scola 

Giornata di Studi

Venerdì 7 dicembre – Sala Kodak

9,30   Saluti Roberto Cicutto  (Istituto Luce Cinecittà) e Vincenzo Maria Vita (Fondazione AAMOD)

10,00  Presiede e introduce Alessandro Triulzi

Intervengono:
Gianmarco Mancosu 
Quando il cinema si fa regime
Gian Luca Gabrielli 
Razza e impero visti dai banchi di scuola
Lucia Ceci
“Pulizia della razza”: una genealogia?
Paolo Bertella Farnetti
Returning & sharing: la memora coloniale
Dagmawi Yimer
L’esperienza di un film maker etiopico in Italia

12,00Dibattito

13,00-15,00 Pausa pranzo

15,00-17,30

Presiede Carlo Felice Casula

Intervengono:
Giulia Barrera 
Donne imperiali e donne suddite in colonia
Alessandro Volterra
Le truppe coloniali tra mito e razzismo
Leonardo De Franceschi 
Cinema italiano di oggi fra colonialismo e razzismo: memorie in conflitto
Maurizio Zinni
Razzismo e spettacolo nel cinema coloniale post-1936
Nadia Pizzuti 
Il colonialismo italiano raccontato dalle donne   

17,00 Dibattito
Intervento conclusivo

18,00 Ripresa rassegna Sala Deluxe (vedi sopra)

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Martedì 12 dicembre 2018
Università di Roma Tor Vergata
Sala Cinema, Macroarea di Lettere e Filosofia

via Columbia 1 – Roma
Ore 10,00

Proiezione del film documentario 1938.Diversi, di Giorgio Treves (65′ – 2018).
Sarà presente il regista. Interverranno Lucia Ceci, Claudia Hassan, Giovanni Spagnoletti.
Un’iniziativa promossa dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e dall’Istituto Luce-Cinecittà, in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, CSC- Cineteca Nazionale, Casa del Cinema

Sito ufficiale: https://www.aamod.it/

Infoline: 06/57289551 – 06/5742872 – 06/5730544
info@aamod.itapalandrani@aamod.it

Ufficio stampa AAMOD: Elisabetta Castiglioni
+39 06 3225044 – +39 3284112014 – info@elisabettacastiglioni.it

Gli anni Sessanta e la de-strutturazione delle arti alla Roma Tre

unnamed(11)EVENTO SPECIALE

Gli anni Sessanta e la de-strutturazione delle arti

Università Roma Tre – Dipartimento Filosofia, Comunicazione e Spettacolo
via Ostiense 139, Aula 1, 00154 – Roma
ore 17:00 – 20:00
Ingresso libero


Lunedì 12 novembre 2018

Saluto di Paolo D’Angelo (Direttore Dipartimento Filosofia Comunicazione e Spettacolo)
e Luca Aversano (Coordinartore DAMS, Presidente Fondazione Teatro Palladium)

Incontro con gli artisti
Tomaso Binga/Bianca Menna, Giovanni Fontana, Luca Maria Patella, Lamberto Pignotti, Carlo Quartucci, Mario Sasso, Romano Scavolini, Carla Tatò
in contrappunto con
Adriana Amodei, Antonio Poce, Giacomo Verde
e il filosofo Giacomo Marramao
coordina
Marco Maria Gazzano

Proiezione di documenti audiovisivi degli Autori e dell’omaggio al Living Theatre di Nam June Paik

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Martedì 13 novembre 2018

in collaborazione con KINEMA

Presentazione di Marco Maria Gazzano

proiezione di:
Zavattini e la contestazione alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 1968 
e, dieci anni dopo
Anna di Alberto Grifi (Italia 1975, 1h 50’)
Borgatacamion di Carlo Quartucci con Carla Tatò (Italia 1978, 60’)

A chiusura delle celebrazioni de IL SESSANTOTTO  nel rapporto con il cinema e le arti visive, manifestazione promossa dalla Fondazione AAMOD e la Fondazione GRAMSCI in collaborazione con Casa del Cinema, Centro Sperimentale di Cinematografia, Cineteca Nazionale, La Galleria nazionale d’Arte Moderna, e Contemporanea, Sapienza Università di Roma, Università di Roma Tor Vergata e Università Roma Tre, il calendario propone due giornate di incontri, proiezioni e testimonianze all’interno del Dipartimento Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’Univerità Roma Tre. A cura del prof. Marco Maria Gazzano, lunedì 12 e martedì 13 novembre (ore 17-20) si svolgerà infatti l’iniziativa Gli anni Sessanta e la de-strutturazione delle arti che vedrà dialogare il primo giorno alcuni importanti artisti dell’epoca (Bianca Menna, Giovanni Fontana, Luca Maria Patella, Lamberto Pignotti, Carlo Quartucci, Mario Sasso, Romano Scavolini, Carla Tatò) con filosofi e docenti, integrando le testimonianze con documenti audiovisivi degli Autori e dell’omaggio al Living Theatre di Nam June Paik; il secondo giorno sarà invece la volta di significative proiezioni, in collaborazione con Kinema che vedranno in programma il documentario Zavattini e la contestazione alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 1968 e i film di un decennio successivo Anna di Alberto Grifi (Italia 1975, 1h 50’) e Borgatacamion di Carlo Quartucci con Carla Tatò (Italia 1978, 60’).

Il Sessantotto – come afferma il gruppo di lavoro della manifestazione composto da Dario Cecchi, Marco Maria Gazzano, Antonio Medici, Domenico Monetti, Pietro Montani, Claudio Olivieri, Paola Scarnati, Giovanni Spagnoletti ed Ermanno Taviani – è una stagione che merita oggi di essere “rivisitata” alla luce degli sviluppi successivi, nel cinema e non solo, ed il cui dirimente passaggio politico e culturale verrà inquadrato alla luce del recente, e ricco, dibattito storiografico su questi temi.

Sito ufficiale: https://www.aamod.it/

Infoline: 06/57289551 – 06/5742872 – 06/5730544
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Ufficio stampa AAMOD: Elisabetta Castiglioni
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NOTE DEL CURATORE

Una straordinaria esplosione di energia – giovanile, mondiale: i suoi tratti salienti – il Sessantotto.
Un accumulo, una sovrapposizione di desideri e di istanze anche contraddittorie: di liberazione, comunicazione,  nuovi comportamenti,  politica. Un motore: del quale agli studenti, dai licei alle università, si sono fatti protagonisti: “movimentando” l’entusiasmo per la democrazia diretta e dei Consigli, l’anticonformismo, l’esperienza del nuovo e addirittura dell’impensabile – “immaginazione al potere”, “siate realisti, chiedete l’impossibile!” – l’afflato con la classe operaia e le sue lotte. Ha sostenuto l’ascesa della sinistra e delle sue conquiste sociali, ha liberato al suo interno la nascita del femminismo, la consapevolezza della subalternità di genere, di classe, di cultura: ma non ha evitato la pervasiva corrente di intolleranza che, accanto ai desideri eutopici e alle pratiche libertarie, ha accompagnato la sua metamorfosi nel decennio successivo. Il Sessantotto, esplosione inattesa di radicalità, diffusione, partecipazione, è tuttavia da considerarsi approdo e culmine delle “insoddisfazioni per lo stato delle cose esistenti “maturate fin dalla fine degli anni Cinquanta. Nell’ambito delle arti – ma anche in quello della politica – nel nostro Paese questo processo è evidente. Tutti gli anni Sessanta, in particolare i primi, hanno contribuito, inconsapevolmente, a preparare il Sessantotto: il quale ha fornito alla varie linee di tensione accumulatesi una cornice ideologica e una serie di obbiettivi: non tutti realistici né praticabili, ma che sono riusciti a modificare, permanentemente, costumi individuali e comportamenti sociali. E anche la moda e il design.
Se il Sessantotto della contestazione e del Movimento studentesco inizia nel ’67 con l’occupazione dell’Università a Pisa, e a Torino qualche mese prima del Maggio parigino, è il 1960 l’anno che inaugura il decennio delle svolte.
Nelle arti plastiche, dalla crisi dell’Informale l’Arte Povera e la Land Art, aprono una fase di vera e propria guerriglia semiologica su materiali espressivi, modalità compositive, luoghi e spazi dell’esposizione che ha profondamente modificato le pratiche della scultura e della pittura: e il mestiere stesso del curatore o del critico. Nel cinema, dall’esaurirsi del neorealismo che vira in commedia, crescono prepotentemente le nuove autorialità, il racconto non lineare e il montaggio moderno inaugurati da Antonioni, il cinema sperimentale, le nuove medialità, l’esplorazione dei linguaggi inediti delle cineprese e delle videocamere leggere. Nella radio e nella tv inizia a modificarsi la stessa comunicazione istituzionale: dal nuovo sound di Bandiera gialla al minimalismo scenografico e attoriale di Studio Uno. Il teatro (riallestito in installazioni: e in radio, tv, video, fotografia, film) di Quartucci e Tatò, Bene, Fo, Barba, Ronconi, trasforma la scena annientandola, riposiziona il personaggio e il testo, si mette “in viaggio” con Compagnie mutate in Laboratori. In letteratura e in poesia la ricerca di nuove espressività è altrettanto effervescente: dal decostruzionismo del Gruppo 63 di Balestrini, Sanguineti e Pignotti alla “sfida al labirinto” di Calvino; dalle esperienze italiane di nouveau roman alla neolingua e all’aspirazione sinestetica di Gianni Toti. E così la musica, vivacemente orientata alla scoperta dell’arcaicità popolare come autenticità, all’entusiasmo per il “live”, alla scoperta dell’elettronica e dell’elettroacustica. Einaudi e Feltrinelli traducono i filosofi, i sociologi e gli psicoanalisti della Scuola di Francoforte e del pensiero dissidente: ma sono il ciclostilato e le fotocopie le pratiche inedite di editoria diffusa: e “no logo” per scelta.
Tante correnti, trasversali a tutte le arti, sempre meno sperimentali e sempre più avviate alla conquista degli spazi istituzionali, che avviano pratiche diffuse di spostamento semantico, critica alle ideologie dominanti, nuove attorialità, riposizionamento dei materiali espressivi, spiazzamento del crocianesimo dominante. Tutto questo approda al Sessantotto degli studenti, che divenne immediatamente anche quello degli artisti e con più resistenze quello degli operai; che riscopre Marx fuori dai canoni a partire dai “Quaderni Rossi” di Panzieri, Gramsci nella sua radicalità e modernità, il pensiero critico quale antidoto alla società dello spettacolo e alla medializzazione del capitalismo. Pratiche di dis-locazione dei linguaggi e delle modalità comunicative; e di ri-locazione in inedite relazioni espressive: affiches, manifesti murali, fotografia, cinema militante, videotape, installazioni, collages… Tutto ciò, allora, si diceva “controinformazione”. E tuttavia ha segnato l’alba di quell’intreccio creativo tra le arti e i linguaggi della comunicazione che proprio negli anni Sessanta venne chiamata “intermedialità”: segnando un ponte verso il secolo successivo e l’inizio della crisi del ‘900.

Marco Maria Gazzano

Fuorinorma -la nuova rassegna della AAMOD

aamod1/15/29 ottobre
12/26 novembre
3 dicembre
ore 20

Sala Zavattini FONDAZIONE AAMOD
Via Ostiense 106 – Roma (Centrale Montemartini)

1 ottobre – Filmstudio mon amour    
15 ottobre – Radio Singer   
29 ottobre – Il treno va a Mosca   
12 novembre – Essi bruciano ancora     
26 novembre – La ragazza Carla
3 dicembre –  Senza di voi

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Partirà il primo ottobre, presso la Sala Zavattini dell’AAMOD, con incontri e proiezioni a cadenza quindicinale, la rassegna “Fuorinorma” che l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, sul consolidato format CineAAMOD, ospiterà ogni due lunedì del mese alle ore 20.
Saranno sei gli incontri, curati e introdotti da Adriano Aprà, e i documentari in visione fino a dicembre. Si comincia, alla presenza dell’autore, con Filmstudio, mon amour (2015), il docu-film di Toni D’Angelo dedicato al cineclub aperto il 2 ottobre 1967 da Americo Sbardella e Annabella Miscuglio, «una bomba atomica di cultura caduta pacificamente su Roma» e fondamentale punto di ritrovo dei ragazzi degli anni Settanta che incentivava relazioni di amicizia e di vita, come testimoniato dal contributo e dalle testimonianze nell’opera di alcune tra le figure più importanti del panorama cinematografico, quali Bernardo Bertolucci, Jonas Mekas, Nanni Moretti, Vittorio Taviani e, Carlo Verdone. A seguire, il 15 ottobre,  Radio Singer (2009), di Pietro Balla; il 29 ottobre Il treno va a Mosca (2015), di Federico Ferrone e Michele Manzolini; il 12 novembre Essi bruciano ancora (2017) di Felice D’Agostino e Arturo Lavorato; il 26 novembre La ragazza Carla (2015) di Alberto Saibene e, a concludere la rassegna il 3 dicembre, Senza di voi (2015), di Chiara Cremaschi.
L’ingresso è libero fino ad esaurimento posti.unnamed(2)
Infoline: 06/57289551 – 06/5742872 – 06/5730544
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Ufficio stampa AAMOD: Elisabetta Castiglioni
+39 06 3225044 – +39 3284112014 – info@elisabettacastiglioni.it

Filmstudio, mon amour
2015

Regia e fotografia (HD, colore e b&n, 16:9 anche per il repertorio), suono: Toni D’Angelo; soggetto e sceneggiatura: Toni D’Angelo, Armando Leone; interviste e testimonianze: Bernardo Bertolucci, Jonas Mekas, Nanni Moretti, Vittorio Taviani, Carlo Verdone, Adriano Aprà, Armando Leone, Alvin Curran, Alfredo Leonardi, Giovanni Lussu, Tonino De Bernardi, Mimmo Rafele, Pierluigi Farri, Giancarlo Guastini, Bruno Restuccia, Wim Wenders, Silvana Silvestri, Cristina Torelli, Roberto Silvestri, Marco Bellocchio, Goffredo Fofi; musica: Alvin Curran; montaggio: Letizia Caudullo; prodotto da: Francesco Antonio Castaldo per International Madcast, Armando Leone per Associazione Culturale Filmstudio, Gaetano Di Vaio per Bronx Film, Valeria Correale per Terranera, Gianluca Curti per Minerva Pictures; con il supporto di: Roma Lazio Film Comission; con il contributo della: Regione Lazio; con la collaborazione di: Associazione Culturale Alberto Grifi; prima proiezione pubblica: Festa del Cinema di Roma (sezione Hidden City), 18 ottobre 2015; durata: 69’

Note di regia
Filmstudio, mon amour nasce dall’incontro con il club cinema Filmstudio 70 in cui mi sono formato come cinefilo negli anni 2000. Armando Leone, mettendomi a disposizione l’intero archivio, mi ha dato la possibilità di intraprendere un viaggio in un cinema nascosto e sotterraneo che ha animato la città di Roma dagli anni Sessanta a oggi. Ho scoperto quindi l’esistenza della Cooperativa Cinema Indipendente, del cinema femminista, del cinema d’artista, dei grandi sperimentatori come Alberto Grifi, dei primi cortometraggi dei grandi protagonisti del nostro cinema come Nanni Moretti, il cui esordio fu presentato proprio al Filmstudio nel 1976. Questo documentario è diventato un vero e proprio viaggio alla scoperta di una realtà cinematografica che, altrimenti, non avrei mai potuto conoscere e di una Roma culturalmente fervida e appassionata, molto lontana dalla Roma che vivo oggi. Ho scelto di raccontare gli avvenimenti storici attraverso l’utilizzo di materiali di repertorio, spesso anche sconosciuti, soffermandomi sugli argomenti e sui personaggi che più mi hanno appassionato.

Biografia
Toni D’Angelo (Napoli, 1979) vive e lavora a Roma. Sceneggiatore, regista e membro dell’Accademia del Cinema Italiano (Premi David di Donatello), Premi Vittorio De Sica dal 2007 e membro dell’European Film Academy premi EFA dal 2012. Dopo essersi diplomato al Liceo Scientifico, si iscrive al DAMS di Bologna. In questi anni la sua passione per il cinema cresce sempre di più, vede tre film al giorno e sogna di fare il critico cinematografico. Ma la teoria lo annoia e decide, così, di andare a sbirciare su qualche set per vedere come realmente si realizza un film, è questo che lo fa sentire vivo. Dopo aver fatto da assistente alla regia in molte opere, decide di fare il grande salto e passare dietro la macchina da presa. Per la sua opera prima s’ispira a un racconto di Charles Bukowski e realizza Bukowski, Casoria, un ménage à trois ai limiti dell’erotico. Laureatosi con una tesi sulle forme poetiche nel cinema di Abel Ferrara, tra il 2002 e il 2004 diviene il suo assistente. Insieme scrivono il soggetto, mai realizzato, Morire a Napoli. Nel 2007 realizza il suo primo lungometraggio, Una notte, con cui riceve la candidatura come miglior regista esordiente nella cinquina per i David di Donatello. Nel 2009 il documentario Poeti, una sorta di block-notes sulla poesia a Roma, è selezionato alla 66° Mostra del Cinema di Venezia in una sezione collaterale. Nel 2013 passa al noir con L’innocenza di Clara, scelto per il concorso al World Film Fest di Montréal e al Courmayeur NoirInFestival. Nel 2014 firma il cortometraggio Ore 12, presentato al Festival di Roma. Nel 2015, dopo quasi tre anni di ricerca, porta a compimento il documentario Filmstudio, mon amour, una personale interpretazione della storia del “mitico” filmclub romano. Filmstudio, mon amour viene presentato al Festival di Roma e nel 2016 gli viene assegnato un Nastro d’argento speciale. Nel mese di marzo del 2017 è uscito nelle sale italiane Falchi, il suo terzo lungometraggio, attualmente ancora in giro nei più importanti festival italiani e internazionali.

Filmografia
Bukowski, Casoria (2002, 15’); L’uomo che amava gli ascensori (2003, 9’); Fenomeni paranormali (2003, 7’); Una notte (2007, 91’); Poeti (2009, 69’); In montagna (2010, 5′); L’innocenza di Clara (2011, 83’); Ore 12 (2014, 16’); Filmstudio, mon amour (2015, 69’); Falchi (2016, 111’); Nessuno è innocente (2018, 15′).

MIGRAZIONI, MEMORIA, UTOPIA OMAGGIO A MARC SCIALOM

unnamed(2)MIGRAZIONI, MEMORIA, UTOPIA
OMAGGIO A MARC SCIALOM

promosso da Artdigiland Ltd
a cura di Silvia Tarquini
14 – 21 settembre 2018, Roma – Trieste

«A tutti quelli che lavorano ostinatamente nell’ombra, ai cineasti marginali,
dilettanti, atipici, che so esplodere di una passione umiliata
e brulicare di mille folgorazioni, tali da far impallidire il cinema
e la televisione ufficiali, a tutti coloro che la “professione”,
con superbia, ignora, dedico Lettre à la prison e la sua avventura»
Marc Scialom

In occasione dell’uscita del volume di racconti Pourquoi? Conte avec mort inopinée de son auteur, edizioni Artdigiland promuove, alla presenza dell’autore, Migrazioni, Memoria, Utopia. Omaggio a Marc Scialom, manifestazione di cinema, letteratura e coscienza civile realizzata in collaborazione con AAMOD – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, festival I Milleocchi, Institut Français saint Louis, libreria Stendhal, Apollo 11 e cineclub Detour. Dal 14 al 21 settembre, una serie di appuntamenti permetterà al pubblico romano – con una puntata a Trieste per I Milleocchi – di incontrare Marc Scialom e di conoscere il suo cinema e la sua produzione letteraria. Scrittore, cineasta, traduttore francese della Divina Commedia di Dante, residente oggi ad Avignone, Scialom è autore di due lungometraggi: Lettre à la prison (1969) e Nuit sur la mer (2012) che trattano, in maniera soggettiva e poetica, i temi dell’identità culturale dei migranti, delle derive del post colonialismo e del razzismo sotterraneo o esplicito, toccando l’aspetto della vulnerabilità della donna in tali contesti. Il 20 settembre all’Apollo 11, nell’ambito dell’incontro con l’autore, sarà presentato il libro Impasse du cinéma. Esilio, memoria, utopia, curato da Mila Lazic e Silvia Tarquini, che ricostruisce la complessa vicenda biografica e artistisca di questo prezioso autore ancora troppo poco conosciuto.

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Marc Scialom
Marc Scialom nasce a Tunisi da famiglia ebrea di origini italiane. L’italiano è la sua “lingua madre”, non perché lo parlassero i suoi genitori, che avevano già acquisito quel misto di italiano francese e arabo che si parlava nel porto di Tunisi, ma perché lo parlava la sua “Nonnina”, la bisnonna con cui Marc bambino passava la maggior parte del suo tempo. Un italiano perfetto, un italiano con il quale la Nonnina gli recitava a memoria passi della Divina Commedia di Dante. Dopo le persecuzioni naziste nel ’43 in Tunisia, le ripercussioni sugli Italiani, meccanicamente associati al fascismo nel periodo dell’“epurazione”, e la strage di Biserta (1961) – denunciata nel cortometraggio La parole perdue (1969) –, Scialom si trasferisce in Francia. La sua vita si intreccia, “mancandola”, con la storia del cinema: Lettre à la prison, realizzato senza un produttore e quasi “clandestinamente”, non è sostenuto dai suoi amici cineasti perché “poco politico”. Si tratta di un’opera poetica sulla perdita di identità culturale e personale di un esule arabo in Francia ‒ l’amico Tahar Aïbi ‒, che in realtà mette il dito nelle piaghe di colonialismo e razzismo. È girato sull’asse migratorio Tunisi-Marsiglia-Parigi. Deluso, Scialom chiude il film in un cassetto. Torna alle sue origini, allo studio della lingua e della letteratura italiane. Traduce la Divina Commedia (Le Livre de Poche, 1996).
Ritrovato nel 2008, restaurato grazie all’impegno del collettivo di cineasti indipendenti Film Flamme di Marsiglia, Lettre à la prison viene presentato al Festival Internationale du Ducumentaire della stessa città, che lo premia con la Mention Spécial du Groupement National des Cinémas de Recherche. La perduta passione per il cinema si ripresenta in tutta la sua forza e Marc realizza, a 78 anni e dopo quaranta, il suo secondo film, Nuit sur la mer, che viene presentato nel 2012 al festival i Milleocchi di Trieste dove ottiene il premio annuale del festival, il premio Anno Uno.

NOTE DELLA CURATRICE
«Ho incontrato Marc Scialom ai Milleocchi di Trieste nel 2011, quando il direttore Sergio G. Germani portò per la prima volta in Italia Lettre à prison. Era un momento politico cupo per il nostro paese. Il film e la storia di questo autore erano folgoranti. Sentire parlare di Dante come poeta esule e incorruttibile restituiva un senso al mio essere italiana. Il progetto editoriale Artdigiland stava nascendo e nulla mi è sembrato più importante che tentare di ricostruire ‒ in un libro, curato insieme a Mila Lazic ‒ la storia di Marc, una storia con aspetti storico-politici, letterari, cinematografici, linguistici. Non si poteva comporre un ritratto di Marc Scialom se non con l’aiuto di un gruppo di esperti di diverse discipline, e in più lingue. Con me e Mila Lazic, oltre a vari testimoni come Chloé Scialom, Jean-François Neplaz, Giuseppe Spina, hanno accettato di contribuire a questo lavoro Marco Bertozzi, Alessandro Capata, Saad Chakali, Dario Marchiori, Roberto Silvestri, Federico Rossin e ne è nato Marc Scialom. Impasse du cinéma. Dopo questa prima avventura editoriale, Artdigiland ha cominciato a pubblicare le opere letterarie di Marc, il romanzo Les autres étoiles (2015), il libro di racconti Invention du réel (2016) e, quest’anno, i racconti Pourquoi? Conte avec mort inopinée de son auteur. Questo omaggio avviene in occasione dell’uscita di quest’ultimo lavoro, e vuole essere un inno alla creazione artistica e alla lotta ad ogni razzismo e discriminazione».
Silvia Tarquini

PROGRAMMA

Venerdì 14 settembre – ore 19.00
Libreria Stendhal (piazza San Luigi dei Francesi 23, Roma)
in collaborazione con Institut Français
Presentazione del libro di racconti di Marc Scialom “Pourquoi? Conte avec mort inopinée de son auteur” (Artdigiland 2018).
Saranno disponibili anche gli altri lavori letterari di Marc Scialom: “Les autres étoiles” (Artdigiland 2015) e “Invention du réel” (Artdigiland 2016)

Sabato 15 settembre – ore 19.00
Libreria Stendhal (piazza San Luigi dei Francesi 23, Roma)
in collaborazione con Institut Français
Proiezioni: “Lettre à la prison” (1969, 70’, in francese con sottotitoli), “La parole perdue” (1969, 8’, in francese), “Exils” (1966, 16’, in francese)

Lunedì 17 settembre – ore 11.00
Festival Milleocchi (Trieste, Ridotto Teatro Miela)
Presentazione di “Pourqoui?  Conte avec mort inopinée de son auteur” (Artdigiland 2018).
Modera Sergio M. Germani

Giovedì 20 settembre – ore 21.00
Apollo 11 (via Nino Bixio 80/A, Roma)
Incontro con Marc Scialom e Silvia Tarquini e proiezione di “Lettre à la prison” (1969, 70’, in francese con sottotitoli).
Durante l’incontro sarà presentato il libro Marc Scialom “Impasse du cinéma”, a cura di Mila Lazic e Silvia Tarquini (Artdigiland 2012)

Venerdì 21 settembre – ore 21.00
Cineclub Detour (via Urbana 107, Roma)
Incontro con Marc Scialom e proiezione di “Nuit sur la mer” (2012, 95’, in francese con sottotitoli).

Ufficio stampa AAMOD: Elisabetta Castiglioni
+39 06 3225044 – +39 3284112014 – info@elisabettacastiglioni.it

Il PREMIO CESARE ZAVATTINI approda al Lido di Venezia

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Lunedì 3 settembre 2018 – Ore 10,30

75a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
Italian Pavilion – Hotel Excelsior
Lungomare Guglielmo Marconi, 41 – Venezia Lido (VE)

Interverranno:
Paolo Baratta – Presidente della Biennale di Venezia
Alberto Barbera – Direttore artistico della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia
Enrico Bufalini – Direttore dell’Archivio Storico, Cinema e Documentaristica Istituto Luce Cinecittà
Antonio Medici – Direttore artistico Premio Zavattini
Vincenzo Vita – Presidente Fondazione Archivio Audiovisivo Movimento Operaio e Democratico

Saranno inoltre presenti:
Laura Delli Colli – Presidente Sindacato Giornalisti Cinematografici Italiani
Giuseppe Giulietti –  Presidente Federazione Nazionale della Stampa Italiana

La presentazione sarà preceduta alle 10 dalla proiezione delle opere vincitrici della prima edizione del Premio
Il PREMIO CESARE ZAVATTINI approda al Lido nell’ambito della settantacinquesima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia! Lunedì 3 settembre, alle ore 10,30, avrà infatti luogo la presentazione della terza edizione del concorso pubblico rivolto a giovani filmmaker, professionisti e non, che ha la particolarità di stimolare e premiare l’originalità, la sperimentazione, il “tradimento” e il rimescolamento dei generi nell’ambito del riuso del cinema d’archivio.

Si tratta di un’occasione unica per comprendere, comunicare e sperimentare percorsi di massima apertura alla riutilizzazione del nostro patrimonio filmico, attraverso l’adozione di licenze aperte e la valorizzazione delle opportunità offerte dal Web. Una nobile causa che ha l’obiettivo di stimolare la creatività dei giovani tramite una diversificata reinvenzione della documentazione del passato con innovazioni e tecnologie moderne, che è stata favorevolmente già accolta da prestigiosi enti con i quali la Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, artefice dell’iniziativa, collabora, e che viene ora sposata con entusiasmo dai vertici della Biennale di Venezia.unnamed

 

All’interno dell’Italian Pavillion dell’Istituto Luce-Cinecittà, partner della manifestazione, parteciperanno infatti, insieme al Direttore dell’Archivio Storico, Cinema e Documentaristica Enrico Bufalini, al direttore artistico del Premio Antonio Medici, e al presidente AAMOD Vincenzo Vita, i vertici della Biennale nel suo presidente Paolo Baratta e direttore della Mostra cinematografica Alberto Barbera. In tale contesto interverranno anche Laura Delli Colli, presidente Sindacato Giornalisti Cinematografici Italiani e Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.

Un’occasione per conoscere lo status del Premio, i nuovi progetti in corso e i lavori della neo-giuria costituitasi per l’edizione 2018, oltre alle nuove opportunità che il Premio Zavattini offre ai talenti per far crescere, reinterpretare e attualizzare la storia con uno sguardo espressivo “new generation” su presente e futuro.

La presentazione sarà preceduta alle 10 dalla proiezione di tre opere vincitrici della prima edizione del Premio: si tratta di Blue Screen di Alessandro Arfuso e Riccardo Bolo, Fuori programma di Carla Oppo e Massimino di Pierfrancesco Li Donni.

Il Premio Zavattini è promosso dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (di cui lo stesso Zavattini fu primo presidente), sostenuto dalla Siae e dal MiBACT (attraverso il bando “Sillumina”) e dalla Regione Lazio, e realizzato in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà, con la partecipazione della Cineteca Sarda, Deriva Film e Officina Visioni.

www.premiozavattini.itwww.aamod.it

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L’APEROSSA PORTA IL CINEMA IN GIRO PER ROMA E LE SUE PERIFERIE

unnamed(2)PERIFERIE ROMANE TRA AVANGUARDIA E ROVINA
L’APEROSSA
esplora il cinema di finzione italiano dagli anni Sessanta ad oggi

a cura di Giacomo Ravesi

Sabato 14 Luglio 2018 – Teatro India
Lungotevere Vittorio Gassman, 1 – MARCONI
India e dintorni
Instant Doc di Giuseppe Bertucci (15’ – 2018)
Accattone
di Pier Paolo Pasolini (120’ – 1961)

Domenica 15 Luglio 2018 – Teatro India
Lungotevere Vittorio Gassman, 1 – MARCONI
India e dintorni
Instant Doc di Giuseppe Bertucci (15’ – 2018)
Il Contagio
di M.Botrugno, D. Coluccini (105’ – 2017)

Mercoledì 18 Luglio 2018 – Parco Cavallo Pazzo
Via Antonio Mannucci, 20 – GARBATELLA
Victor, Vittorio!
Instant Doc di Paolo Di Nicola (15’ – 2018)
L’amico immaginario
di Nico D’Alessandria (85’ – 1994)

Giovedì 19 Luglio 2018 – Parco Cavallo Pazzo
Via Antonio Mannucci, 20 – GARBATELLA
Victor, Vittorio!
Instant Doc di Paolo Di Nicola (15’ – 2018)
Giravolte
di Carola Spadoni (78’ – 2001)

Venerdì 20 Luglio 2018 – Piazzale Centrale Montemartini
Via Ostiense, 106 – OSTIENSE
Cercando casa
Instant Doc di Paolo Palermo (12’ – 2018)
Ostia
di Sergio Citti (103’ – 1970)

Sabato 21 Luglio 2018 – Piazzale Centrale Montemartini
Via Ostiense, 106 – OSTIENSE
Cercando casa
Instant Doc di Paolo Palermo (12’ – 2018)
Amore tossico
di Claudio Caligari (90’ – 1983)

Dalle ore 21 – Ingresso libero

L’APEROSSA è parte del programma dell’Estate Romana 2018 promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale e realizzata in collaborazione con SIAE. 
Riflettere sul corposo immaginario figurativo, concettuale e culturale che la periferia romana ha accolto e sedimentato attraverso le forme filmiche, indagandone le identità e le costruzioni antropologiche, sociali e comunitarie più caratteristiche: questo è l’incipit con il quale L’APEROSSA 2018 presenterà ogni sera di programmazione, a partire dalle 21, un film significativo per decennio (dagli anni Sessanta ad oggi) che verrà, di volta in volta, commentato e analizzato da studiosi di discipline differenti (storici, sociologici, critici cinematografici, urbanisti, registi). In particolare l’iniziativa, a cura di Giacomo Ravesi, intende aggiornare e rilanciare nella nostra contemporaneità metafore concettuali e figurative legate alla rappresentazione del mondo delle borgate, da sempre, intrise di passato e in attesa febbricitante del domani.
Seguendo l’idea di riconsiderare le esperienze delle borgate romane prefigurando le nuove forme dell’abitare – afferma Ravesi  – la storia del cinema italiano ha interpretato la periferia romana secondo una dialettica distintiva: da un lato, territorio di frontiera e avanguardia del mutamento complessivo della società contemporanea dove sperimentare un laboratorio del futuro, dall’altro, la conservazione della rovina nel suo fascino metaforico, figura simbolica di esistenze e zone marginali, degradate e isolate. Abbiamo selezionato per L’APEROSSA pellicole indipendenti e d’autore che proprio rielaborando la dicotomia innovazione-tradizione hanno plasmato motivi e funzioni degli spazi periferici nonché maschere e figure individuali e collettive dei suoi abitanti.
A partire dagli “spettri” che il cinema di Pier Paolo Pasolini dei primi anni Sessanta ha creato intorno alla rappresentazione del mondo delle borgate e all’affresco di un proprio corpus sociale e antropologico, la rassegna si concentra su autori e opere che ne hanno seguito le eredità narrando proprio l’evoluzione delle periferie romane e dei suoi abitanti: da Sergio Citti con Ostia negli anni Settanta a Claudio Caligari con il suo film cult degli anni Ottanta Amore tossico, passando per Nico D’Alessandria con il suo L’amico immaginario negli anni Novanta, fino agli anni Duemila con Giravolte di Carola Spadoni e Il contagio di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, opere che, pur confrontandosi con la trasformazione della periferia romana, ne riattivano l’immaginario conosciuto.
Ad aprire le proiezioni delle sei serate, saranno – all’interno dei tre quartieri in cui si svolgerà la rassegna – tre “Instant Doc” prodotti dall’AAMOD e appositamente realizzati per raccontare storia e memoria delle aree individuate: India e dintorni di Giuseppe Bertucci, Cercando casa di Paolo Palermo e Victor, Vittorio! di Paolo Di Nicola, un omaggio a Victor Cavallo, attore-icona del cinema indipendente italiano, che ha spesso legato la sua maschera umana e professionale a una tipologia caratteristica dell’identità romana e romanesca, caricandola di una delicata dolcezza e bonaria fragilità caratteriale e drammaturgica.

L’APEROSSA è una manifestazione ideata e promossa dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico in collaborazione con Euroma2 Cultural Experience: un progetto che rappresenta l’idea del cinema in strada, nato con l’intento di creare una serie di iniziative intorno a proiezioni pubbliche e itineranti. 

 

Sito web: https://www.aamod.it/

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INFOLINE:
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