VENERDI’ 14 SETTEMBRE ALLE 18.00 TUTTI SINTONIZZATI SUI 100.5 FM DI RADIO ITALIA ANNI ’60: ALVIERO MARTINI E SIMONA CAVALLARI OSPITI A “E CI SEI TU” CONDOTTO DA CAROL MARITATO E VINCENZO CAPUA

carol-maritato-roberta-nardi-320x427 E’ partita ufficialmente il 7 settembre la nuova stagione di “E ci sei tu”, conosciutissima trasmissione radiofonica capitolina. A condurre il programma è la cantautrice italiana Carol Maritato che, insieme a Vincenzo Capua, hanno iniziato con grande successo ad allietare il venerdì pomeriggio di migliaia di romani. La trasmissione va in onda dalle 18 alle 19 su Radio Italia Anni ’60, in frequenza a Roma su 100.5 Fm e in diretta streaming sull’App per dispositivi mobili nonchè sul sito  www.radioitaliaanni60roma.it.

“E ci sei tu” è un programma di musica e intrattenimento, in ogni puntata sono presenti autorevoli personaggi del mondo dello spettacolo e della scena canora italiana e internazionale. Ospiti della puntata di venerdì 14 settembre saranno Alviero Martini e Simona Cavallari.

Alviero Martini, lo stilista viaggiatore noto in tutto mondo, ci ha fatto girare il mondo con le sue singolari borse Geo. Oggi il suo nuovo percorso creativo porta il nome ALV-Andare Lontano Viaggiando e il nuovo disegno sono tutti i timbri dei suoi innumerevoli passaporti. Venerdì lo avremo in trasmissione e ci racconterà avventure, sogni, progetti rivolti in particolare ai giovani che vogliono intraprendere il cammino della vita.

Simona Cavallari è un’affascinante attrice italiana, volto conosciuto a livello di cinema, televisione e teatro; la maggiore popolarità l’ha ottenuta interpretando, dal 2009 al 2012, il personaggio di Claudia Mares nella serie tv Squadra antimafia – Palermo oggi.

Splendido il duo alla conduzione di “E ci sei tu”: Carol Maritato, cantautrice già protagonista assoluta su importanti palcoscenici; al suo fianco, Vincenzo Capua, artista conosciuto al grande pubblico sia per la sua esperienza cantautorale, sia per le partecipazioni in programma radio/tv di successo. Maritato e Capua vi aspettano…Non vi resta che sintonizzarvi venerdì 14 SETTEBRE alle 18:00 sulle frequenze di Radio Italia Anni ’60.

Press Office Roberta Nardi

Management The Mac Live

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Red carpet alla mostra del cinema di Venezia per il fumetto contro il femminicidio “Grunda l’angelo dalle ali rotte” – segue videointervista

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SPECIALE 75ma MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

Lancio d’eccezione, sul Red Carpet della 75ma mostra del cinema di Venezia,  per il fumetto a sfondo sociale “Grunda l’angelo dalle ali rotte” ideato ed interpretato da Emanuela Del Zompo con la collaborazione della regista Annie Depardieu.  Nel pomeriggio del 7 settembre 2018 l’Angelo in abito da sposa (Emanuela del Zompo) e l’attore Vincenzo Bocciarelli hanno attirato fotografi e curiosi con il loro passaggio attirati dall’immagine di questa strana coppia. A seguire nella serata si è tenuto, presso lo spazio Lexus Lounge, la conferenza stampa di presentazione del libro-fumetto che presto diventerà un medio metraggio.

IMG-20180823-WA0030L’attore coprotagonista della story era già presente a Venezia per la presentazione  di “Red Land” un film internazionale con Franco Nero e, non poteva non accompagnare la sua “Grunda l’angelo dalle ali rotte” nella giornata promozionale. Assente per motivi lavorativi, un altro coprotagonista: Mattia Palese nuovo talento attoriale scoperto dalla stessa autrice  Emanuela Del Zompo. Grunda è un angelo in abito da sposa … ed il fumetto parla di violenza sulle donne e di femminicidio… quale sarà il nesso? Lo si può scoprire acquistando l’e-book su Amazon e seguendo il progetto nelle prossime evoluzioni.

41418379_10156573029443340_349471962638057472_nIl fumetto è solo un punto di partenza per attirare i giovani,  vuole, infatti, arrivare alle scuole e ai ragazzi come strumento di prevenzione e per questo motivo è stata fatta richiesta di Patrocinio del Ministro dell´Istruzione e della Pubblica Amministrazione. L’editing si presenta come una storyboard in  fotoromanzo fumettato ed è stato interpretato da 21 attori, tra cui anche la nota Roberta Garzia, Cristian Stelluti, ma anche figure istituzionali quali il Sindaco di Montedinove  Antonio Del Duca ed Antonella Baiocchi, assessore alle pari opportunità del Comune di San Benedetto del Tronto.  La storia narra le vicende di un angelo “pasticcione” alle prese con la sua missione di cupido che invece di fare la cosa giusta fa sempre quella sbagliata e poi…..  Location del Fumetto sono Roma Ponte Sant’Angelo, Cimitero Monumentale del Verano, San Benedetto del Tronto, Montedinove, il Castello Marchione di Conversano, Gravina in Puglia e Gravina Sotterranea. Le autrici vogliono porgere un particolare ringraziamento  al Sindaco di Montedinove che, insieme all’assessore, hanno mobilitato il comune e i cittadini a supporto del fumetto (nelle foto alcune immagini tratte dall’episodio realizzato a Montedinove con l’attore Mattia Palese), l’Iat di Gravina (assessorato al Turismo e portavoce del Sindaco di Gravina sig. Topputto).

Emanuela Del Zompo (Grunda l’angelo dalle ali rotte nelle foto con Mattia Palese) indossa abito Brutta Spose di Alessandra Ferrari.

Per acquistare l’e-book e sostenere il progetto clicca sul link sottostante

Writer Sara Lauricella

Video intervista di Sara Lauricella all’ideatrice Emanuela del Zompo

Venezia 75 Premio Persefone a Giulio Base

Speciale 75ma Mostra del Cinema di Venezia

IMG_6415Alla Mostra del Cinema, per la prima volta, il Premio Persefone assegnato

a “Il banchiere anarchico” di Giulio Base

Il prestigioso Premio Persefone è approdato quest’anno, per la prima volta, alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Il riconoscimento, ideato da Francesco Bellomo e Maurizio Costanzo, è stato assegnato al film “Il banchiere anarchico” di Giulio Base, da lui diretto e interpretato insieme a Palo Fosso, selezionato nella sezione “Sconfini”. La pellicola che uscirà in autunno nelle sale è stata premiata, dallo stesso Bellomo con l’attrice Caterina Milicchio presso lo Spazio dell’Ente dello Spettacolo dell’Hotel Excelsior, con la seguente motivazione:

“Regista, sceneggiatore e attore di successo ha sempre tenuto un rapporto costante con il cinema, il teatro e la narrativa. L’espediente dei campi e controcampi, il dinamismo delle immagini accompagnato a quello delle parole, danno all’autore la garanzia di svicolare dal pericolo di filmare staticamente. Il film evidenzia una delle più sottili ed intelligenti critiche alla politica e alla società del tempo. Inoltre ci ricorda come la libertà non sia una concessione, o un bene, ma sempre un faticoso traguardo, il tutto in un’atmosfera degna del miglior Pessoa”. Soddisfatto Bellomo: “Siamo orgogliosi di aver conferito al regista Giulio Base questo nostro riconoscimento, che nel tempo ha assunto valore e identità con un pregevole albo di premiati, meritevoli di aver dedicato la propria vita all’arte del teatro e del cinema”. Lo storico appuntamento con il Premio Persefone Classic è previsto per lunedì 1 ottobre al Teatro Sala Umberto di Roma.

Gabriele Cantando Pascali: “gli spettacoli che faccio sono frutto della mia ricerca, musicale o anche drammaturgica”

 

 

 

Per la nostra intervista oggi abbiamo ospite Gabriele Cantando Pascali noto maestro, ballerino e coreografo allo IALS di Roma, al MAC – Molinari Art Center di Giacomo Molinari. Nelle sue variegate esperienze in Italia e all’estero, sia in teatro che al cinema, troviamo un suo lavoro coreografico per “Pitti Immagine”, a Firenze, in cui ha realizzato un quadro coreografico per Enrico Coveri, e svariate collaborazioni all’estero trai cui con lo “Studio Harmonic” a Parigi “Pineapple Dance Studio” a Londra. E’ lui il coreografo per il musical “Moulin Rouge” tratta da un’idea  di Francesco Bovino. Nel 2005 il debutto del suo primo spettacolo, “Verandi” interamente coreografato da Gabriele, in cui riesce con incantevole equilibrio a fondere la danza contemporanea con contaminazioni dell’antica arte circense.

 

L’anno successivo, nel 2006, fonda la compagnia “BallettoAlchmia” che debutta nella stessa estate con “Alchimia”. Nel 2007 un nuovo lavoro coreografico in cui si cimenta anche come regista “Il viaggio-storia di una bambola”. Lo spettacolo ottiene riscontri e consensi di pubblico e di critica.

Mai pago, Gabriele Cantando Pascali, frequenta la scuola di circo di Torino e la scuola Romana di circo  specializzandosi in acrobazie aeree. Ma non si fermerà certo qui. Possiamo infatti definire Gabriele un eclettico artista a tutto tonto, trasformista, che si è sfidato anche come interprete, studiando e divenendo un attore completo, cantante e  showman andando in scena nel 2017 e 2018 in diversi Teatri Romani con lo spettacolo “Se stasera sono qui” e “Se stasera sono 50” per la regia di Liliana Eritrei. Uno spettacolo di grande successo in cui intrattiene il pubblico cantando, ballando, recitando e toccando scottanti temi, tratti dalla vita quotidiana, tra risa ed amarezza, che la regista ha sceneggiato pennellando il personaggio addosso a questo artista che riporta così in teatro un cabaret televisivo di classe e spassoso al contempo. Un artista, Gabriele Cantando Pascali, che ha la capacità empatica di catalizzare per due ore, i suoi spettatori con eleganza, ironia e leggerezza, facendo sorridere ma anche regalando momenti di riflessione e commozione. Nelle sue passate esperienze è anche un apprezzatissimo presentatore di spettacoli oltre che speaker radiofonico, proprio per questa sua naturale capacità di coinvolgere con accorta sensibilità, la sua platea.

Gabriele grazie davvero di essere qui con noi per il tempo di questa intervista. La prima domanda che desidero porti è cosa della tua approfondita  ricerca, porti dei tuoi spettacoli in cui c’è sempre un messaggio che trasmetti in forma esplicita o meno?

Gli spettacoli che faccio sono frutto della mia ricerca, musicale o anche drammaturgica. Ma sono anche frutto dei miei stati d’animo nel momento in cui creo o provo uno spettacolo e più che veicolare un messaggio ti direi che mi piacerebbe che il pubblico avesse momenti di riflessione.

Ti ricordi il momento clou della tua carriera quello che ti ha fatto comprendere che quello dello spettacolo e della coreografia era il tuo mondo e che sarebbe poi divenuto la tua professione?

Ho vissuto lo studio della danza mio primo amore, sempre come un hobby ma avevo sempre delle proiezioni future a lungo termine; i miei genitori speravano in una carriera forense ma io ogni volta che ero sul palco sentivo che quella era la vita che avrei voluto fare e così ho comunicato ai miei genitori che avrei intrapreso il percorso artistico e non di giurisprudenza, loro ovviamente esprimevano forti dubbi in merito e per un po’ mi hanno contrastato ma io ero ( e sono ) caparbio ed eccomi qui.

Ci racconti l’esperienza da coreografo per il musical “Moulin Rouge” o un’altra esperienza professionale che per te è stata significativa e densa di soddisfazioni?

L’esperienza per il Musical è stata pazzesca. Eravamo un gruppo di amici con tanta voglia di fare capitanati da Francesco Bovino in arte Tekemaya oggi affermato performer e finalista di “ The voice Italia “; devo dire che con incoscienza ci siamo avvicinati a quel lavoro ma i risultati sono stati veramente entusiasmanti.

Le tue performance in teatro sono al tempo stesso un musical, uno spettacolo di danza e una raccolta di racconti ironici e malinconici. Come hai lavorato sulla correlazione tra musica, corpo, e momenti di recitazione?

Uno dei tratti dominanti sella mia personalità è di certo la curiosità che ritengo sia uno degli ingredienti fondamentali proprio della vita, quindi proprio per soddisfare questa mia curiosità mi sono avvicinato alla recitazione, al canto ed alle arti circensi, di conseguenza ho ritenuto un percorso naturale portare in scena un po’ del mio “ vissuto artistico “ anche perché ritengo che un artista oggi debba essere completo.

Quanto tempo dedichi alla preparazione dei tuoi spettacoli sia in veste di coreografo che di showman?

Il tempo che dedico alla preparazione degli spettacoli dipende da tante cose, se sono diretto da un regista sono molto più rilassato e mi piace molto farmi guidare, prendere per mano e portare nelle pieghe più nascoste dell’interpretazione. Se sono in veste di coreografo mi lascio trasportare dalle emozioni che la musica scelta mi suggerisce e tutto fila liscio. In entrambi i casi sono un po’ maniacale, spesso provo i monologhi in metro, in treno per strada sotto lo sguardo stupito della gente che crede stia parlando da solo.

Uno spettacolo con la musica permette, in generale, di condurre gli spettatori a fruire di specifiche sensazioni, ma può anche essere un’arma a doppio taglio, distraente. Secondo te cosa è fondamentale per “catturare” l’attenzione del pubblico per tutta la durata dello spettacolo, come egregiamente riesci a fare tu?

Allora io ritengo che uno spettacolo non sia una dimostrazione di amore verso se stessi ma verso il pubblico; il pubblico va amato e rispettato, infatti più si è in amore con il pubblico più la loro attenzione sarà sempre alta ed anche la loro gratitudine.

Un sodalizio quello con la regista e sceneggiatrice Liliana Eritrei, oramai consolidato, ce ne vuoi parlare?

Ho conosciuto Liliana per caso, davvero per caso, un lestofante ci aveva proposto un progetto comune che poi ovviamente è andato in fumo ma fortunatamente l’amicizia con Lilli è rimasta. Tra le varie nostre chiacchierate un pomeriggio le ho proposto di dare uno sguardo a dei video amatoriali che avevo fatto con degli amici, lei ne è rimasta colpita a tal punto che il giorno dopo mi ha chiamato per chiedermi se volevo fare uno spettacolo con lei. Da quel momento è cominciato uno dei viaggi più belli della mia vita. Lei è geniale, mi ha insegnato e continua ad insegnarmi tantissime cose su come affrontare il palco e rispettare il pubblico appunto. Le sono grato.

Ci vuoi anticipare qualche tuo sogno nel cassetto o progetto per il futuro che desideri realizzare?

Sogni nel cassetto, chi non ne ha. Mi piacerebbe realizzare un musical affidandone la regia a Liliana ovviamente ed io curerei le coreografie e mi piacerebbe anche essere uno dei personaggi, purtroppo in Italia le produzioni scarseggiano quindi al momento resta soltanto un sogno. Forse domani…

Intervista di Ester M. Campese

Blog: https://campeyblog.wordpress.com/

 

Il Regista Pierfrancesco Campanella: l’intervista di Ester Campese

con Dalila Di Lazzaro sul set di STREPITOSAMENTE... FLOPIl Regista Pierfrancesco Campanella: meglio sempre rimanere coi piedi per terra, aggrappandoci ai valori veri della vita!

intervista di Ester Campese

E’ con noi oggi per la nostra intervista il noto regista Pierfrancesco Campanella. Definirlo regista però è davvero riduttivo, ha spaziato infatti, in questa che è la settima arte, potremmo dire, in tutti i ruoli e sfaccettature possibili. E’ stato attore debuttando nel 1982 nel film per la TV “La veritaaaà” del grande maestro Cesare Zavattini, lo storico sceneggiatore dei film di Vittorio De Sica. Ha scritto soggetti e sceneggiature per fotoromanzi, fumetti, novelle per bimbi, persino racconti hard e diversi copioni per il cinema. Ha svolto spesso anche ruoli nel “dietro le quinte” come consulente artistico e di produzione con le più accreditate case cinematografiche italiane. Il suo primo film “Cattivi Pierrot”, scritto ed interpretato da lui stesso , è stato subito un successo, ed ha partecipato in una sezione collaterale alla Mostra del Cinema di Venezia del 1986, distribuito l’anno successivo con una nuova titolazione “La trasgressione” ed un diverso montaggio e finale, realizzato dal regista Fabrizio Rampelli.

con la Rettore sul set di STREPITOSAMENTE... FLOP

Un tratto che definisce l’artista Pierfrancesco Campanella, di origine russo-pugliese, è senza dubbio l’ironia, che ha messo in scena anche nella sua commedia satirica “Strepitosamente… flop”, che ha visto la partecipazione dell’attriceDalila Di Lazzaro e di Donatella Rettore.

con Franco Nero sul set di CATTIVE INCLINAZIONICampanella sa affrontare tematiche scottanti a viso aperto e con lucido sarcasmo, e senza dubbio fuori dagli schemi, come nel suo lungometraggio del 1993, ambientato nel mondo gay, dal titolo “Bugie rosse”, con Tomas AranaAlida ValliLorenzo Flaherty e Natasha Hovey,  o il suo thriller “Cattive inclinazionidel 2003, interpretato da Eva Robin’sFlorinda BolkanFranco NeroMirca Viola. I suoi lavori da regista, nel 2017, sono stati il corto “L’amante perfetta” e il docufilm “I love… Marco Ferreri”, un affettuoso ritratto, con spezzoni di repertorio, interviste e fiction, dedicato alla memoria di questo grande regista e maestro del cinema italiano, nel ventennale della sua scomparsa.

Ma moltissime sono anche le produzioni di Pierfrancesco Campanella , di indiscutibile e multiforme personalità artistica, come cortometraggi e documentari, che costellano la sua lunga carriera.

Campanella dirige Bolkan in CATTIVE INCLINAZIONIGrazie carissimo Pierfrancesco per essere oggi qui con noi dedicandoci il tempo per questa intervista. Ti chiedo subito, tu hai avuto modo di dirigere grandissimi attori, spesso artisti dalla forte personalità, nel corso della tua longeva carriera, come hai gestito il rapporto con loro?

Quasi sempre in modo ottimale. Diciamo che sul set ogni volta è filato tutto liscio e c’è stata con tutti molta complicità. In alcuni casi però qualche piccolo problema c’è stato dopo, a film finito. Gli attori spesso sono persone molto fragili e insicure e hanno la smisurata esigenza di stare a tutti i costi al centro dell’attenzione. Per cui, se durante il montaggio tagli loro un primo piano o accorci una battuta, apriti cielo!  Sono capaci di maledire a vita te e il lavoro stesso che fino al giorno prima dicevano di amare.

Qual è stata la svolta decisiva, per te, nell’ambito della settima arte?

L’incontro giusto al momento giusto, dopo che per anni tentavo invano di trovare una strada per sfondare in questo settore, ricevendo umiliazioni e porte sbattute in faccia a dosi massicce. Si tratta di una persona peraltro che non ho mai più rivisto ma che ancora oggi mi sento di ringraziare per aver creduto in me.

C’è un film, una sceneggiatura o un progetto, a cui sei particolarmente legato? E perché?

Campanella dietro la macchina da presaSì, un copione molto complesso, un insolito mix di sesso, sensualità, mistero  e perversione. Si intitolava provvisoriamente “Pioggia acida”: ad oggi nessuno ha avuto il coraggio di farmelo fare e ho dovuto rinunciare, sia pure con dispiacere. E così mi ci sono molto affezionato, come a un figlio desiderato e mai nato.

Quanto conta l’ironia nel tuo lavoro?

Certamente molto. L’ironia è la qualità delle persone intelligenti e ne serve tanta non solo nel cinema ma soprattutto nella vita. Vedo colleghi che si prendono troppo sul serio, credendosi grandi intellettuali: mi fanno semplicemente pena, specie nei casi di registi che non segue nessuno e sono “importanti” solo nella loro testa.

C’è un regista che ti ha ispirato, anche se tu hai uno stile indubbiamente del tutto personale ed inconfondibile?

Vista la mia passione per i film di genere thriller, mi verrebbe da dire Alfred Hitchcock e il nostro Dario Argento. Ma non più di tanto. Ho amato molto anche Pasolini e, in tempi più recenti, David Cronemberg. Non voglio apparire presuntuoso, ma credo che chi fa questo mestiere debba fare un suo percorso personale ed originale, senza farsi influenzare da nessuno.

La qualità che maggiormente apprezzi in un attore o in generale in una persona con cui ti relazioni nell’ambito cinematografico?

La sincerità, una caratteristica che dovrebbe essere alla base di ogni rapporto umano, sia nel privato che in ambito lavorativo. La schiettezza e la buona fede pagano sempre e si vedono nel risultato artistico. Al giorno d’oggi c’è però in giro una strisciante ambiguità di fondo e non sempre c’è chiarezza nei comportamenti.

In carriera hai ricevuto tantissimi attestati e riconoscimenti, ricordiamo uno su tutti il Premio “Personalità Europea 2016” in Campidoglio. E’ questo o quale, quello che ti ha dato maggiormente soddisfazione?

Questo che hai citato  lo considero in effetti un fiore all’occhiello perché è una iniziativa istituzionale e la commissione selezionatrice è molto seria e competente. Mi ha molto emozionato essere premiato insieme a mostri sacri come Carla Fracci e il compianto Carlo Vanzina. Vedo che ultimamente è tutto un proliferare di premi, premiucci e premietti, dispensati a casaccio da improvvisati “organizzatori del nulla”, una razza in continua espansione. Spesso, dietro questi eventi di serie Z, si nascondono sedicenti associazioni artistico-culturali che di artistico e culturale non hanno nulla, il loro intento è solo sbarcare il lunario, usando i nomi più o meno famosi dei premiati per raccattare i soldi di qualche sponsor. Io per fortuna so valutare bene persone e situazioni e non cado in certe trappole!

Cosa consiglieresti ad un giovane regista che volesse intraprendere questa carriera, al giorno d’oggi?

Di lasciar perdere. E’ sempre stata una professione difficile, ma ora, con la crisi generalizzata, è quasi impossibile da portare avanti, almeno a livello professionale. Anche se la creatività non verrà mai meno: si può essere autori anche semplicemente realizzando un video col telefonino, da pubblicare su Youtube.

Il tuo ultimo lavoro prodotto?

Due cortometraggi cinematografici. Il primo si intitola “Pensiero Giallo”, un noir grottesco molto divertente, del quale sono protagonisti gli strepitosi Luciana Frazzetto  e Gianni Franco. L’altro invece è “L’idea malvagia”, un giallo vero e proprio, ricco di tensione e colpi di scena, interpretato, tra gli altri, dalle bellissime e bravissime Elisabetta Pellini e Nadia Bengala e dal giovane e promettente Simone Amato.

Cosa ci riserva il poliedrico Pierfrancesco Campanella nel prossimo futuro?

Tanto amore, da dare e da ricevere. Perché il cinema è un lavoro importante e può regalare a chi lo fa tante emozioni e gratificazioni, ma è anche un meccanismo spietato che può farti piangere qualche lacrima di troppo. Meglio sempre rimanere coi piedi per terra, aggrappandoci ai valori veri della vita!

India Blake, fotografa statunitense a livello mondiale, in Italia per promuovere la sua arte

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di Ester M. Campese

Abbiamo ospite con noi oggi per la nostra intervista la nota fotografa americana India Blake, che ha esposto in tutto il mondo, in varie gallerie sia negli Stati Uniti che in Europa. Le sue fotografie pubblicate in diverse riviste. India Blake ha ricevuto diversi premi tra cui il premio Internazionale Loupe, il Premio Windland ed il Premio New Jersey Federation of Camera Clubs.  In luglio è stata Italia per una serie di importanti appuntamenti artistici che l’hanno vista protagonista tra Roma con la sua personale “Light and Space” e poi a Spoleto nell’ambito del noto Festival dei Due Mondi. 

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Figlia d’arte, India Blake, è cresciuta in un ambiente creativo in cui ha potuto sperimentare e spaziare in diverse discipline artistiche ad esempio, l’arte orafa. India Blake artista dall’animo sensibile è anche scrittrice e poetessa, non da meno una bravissima scultrice che ha sviluppato l’arte a tre dimensioni, la “Mood Stone”.  Una sua opera è conservata in esposizione permanente al “Grounds for Sculpture”, letteralmente “Terre per la scultura”, un parco-museo artistico nella città di Hamilton, nel New Jersey (Stati Uniti), fondato dal padre Seward Johnson.

Dusk Settles InNel tempo India si è indirizzata verso le arti visive ed in particolare quella fotografica. Lei stessa dice che fin da adolescente amava riprendere con la sua Minolta (a pellicola, non era certo l’epoca delle digitali) i panorami che la attorniavano che poi l’hanno spinta a viaggiare nel mondo. Possiamo senza dubbio definire India Blake una paesaggista, ma prima di osservare attentamente i suoi scatti è necessario capire meglio il suo approccio. India affronta il mondo che la circonda osservandolo e proponendolo quasi come foto di viaggio in una sorta di diario biografico. Immortala con il suo obiettivo ciò che la colpisce maggiormente e le suscita emozioni. Cattura il momento, la luce, che poi consegna al suo osservatore, attraverso le sue splendide foto.

Swiftly Into The LightOgnuna delle sue opere, ogni suo scatto è come rappresentasse un puzzle che va proprio a comporre questo “diario di viaggio”, in cui i particolari ci narrano una storia vera che lei stessa ha visto e vissuto e che sono assurti ad un ruolo proprio, da protagonisti essi stessi. Conosciamo più da vicino India Blake che ringraziamo di aver accettato l’intervista e di essere oggi qui con noi, prima di ripartire per l’America.

Una prima domanda che vorrei farti è come mai ti concentri maggiormente sulla natura e sugli animali, anche se non escludi la ritrattistica?

Mi piace ancora, soprattutto, fotografare animali e paesaggi. C’è così tanto caos oggi nel mondo, la natura è invece la mia tregua. Inoltre, con tutto il riscaldamento globale, dobbiamo prestare attenzione a ciò che sta accadendo. Il mondo sta cambiando in modi sconosciuti. C’è un’intuizione istintiva negli animali e nella natura che mi affascina, oltre alla comprensione del clima e di come esso stia cambiando. Le persone inoltre tendono a pensare troppo ed a sovrapporsi tra loro. Essere nella natura, con gli animali, è un modo per riconnettersi con chi siamo e su quale è il nostro posto nel mondo. Ci sono così tante difficoltà e conflitti in questo momento che, come contrapposizione a tutto ciò, la mia fotografia si concentra sulla bellezza e sulla luce, anche perché non sappiamo cosa accadrà nei prossimi dieci o quindici anni.

india blake espone i suoi scatti al piram hotel nel cuore di romaHo fatto anche un bel po’ di ritratti di persone, in effetti, il mio prossimo progetto, il libro, “Before The Curtain Goes Up”, è proprio un viaggio fotografico del dietro le quinte dei teatri, mentre gli attori si trasformano nel personaggio, prima della performance.

Hai mai fotografato qualcosa che poi hai deciso di non pubblicare, per un motivo “sentimentale”, di rispetto, anche se l’immagine era bella e sorprendente?

Sì! Grande domanda, ma non voglio svelarlo, ma tenerlo segreto, per me, in questo momento o non avrà più quel fascino!

L’arte visiva, in particolare quella della fotografia, è un racconto di una storia, è un modo per raggiungere le persone ed i loro cuori. È importante per te come artista?

Raccontare una storia è ciò che mi spinge a creare e condividere la mia arte. Se una fotografia ha una storia da raccontare, hai raggiunto l’obiettivo. Assumerà significati diversi per ogni persona ed è questo che rende così bella l’arte.

India le tue foto sono riconoscibili, hanno tratti in comune tra loro e ti connotano in modo chiaro. L’equilibrio degli spazi, il gusto estetico e narrativo sembrano creare sospensioni all’interno della “storia” dell’immagine, è così?

Grazie mille Ester per questa domanda. Sì, è qualcosa a cui ho pensato molto. L’interazione e il posizionamento degli elementi, ciò che vedi e ciò che non vedi, sono tutti parte del racconto. Quando realizzo il progetto di una mostra faccio del mio meglio per trovare fotografie che raccontino una storia singolarmente, ma anche nel suo insieme. L’ordine in cui vengono visualizzati, può costruire una nuova narrativa che trovo ancora di più affascinante.

Cosa è importante per te e cosa ti piace raccontare attraverso le tue fotografie?

The Light AheadCome accennato prima, la storia viene prima di tutto. Spero che le mie fotografie consentano di dare alle persone lo spazio per una riflessione, per meditare e riconnettersi con sé stessi.

Che cosa ha a che fare la fotografia con la verità, secondo il tuo modo di vedere il mondo, attraverso le lenti?

Vedo il mondo come un luogo bello e stimolante nonostante alcune delle maggiori difficoltà che affrontiamo come “esseri umani”. È facile dimenticarlo nel mondo di oggi e includo anche me stessa, come qualcuno che ne ha bisogno di un “check-in” ed è importante ricordarlo. E’ per questo che scatto fotografie. Spero di riuscire a trasmettere il messaggio che la terra è così meravigliosa, in chi si imbatte nelle mie fotografie.

Puoi parlarci di qualche tuo progetto futuro dopo questo tour italiano?

Il mio lavoro verrà portato come parte della mostra collettiva per la quinta Biennale di Gala Awards a Barcellona a novembre. Sono anche nelle prime fasi di pianificazione per alcune mostre negli Stati Uniti ed il mio libro “Before The Curtain Goes Up”, uscirà presto.

Grazie mille a India Blake per essere qui con noi. Ti auguro un buon viaggio di ritorno negli Stati Uniti e tanti meritatissimi successi per i progetti futuri, che hai in animo di realizzare.

Grazie a te cara Ester!

INTERVISTA VIDEO AD ILARIA CECI DI PROGETTO LUNGA VITA FESTIVAL … L’ARTE IN OGNI LUOGO

Andare a vedere un concerto gospel invitata da un’amica ed imbattersi in un progetto culturale e sociale di grande valore. Il bello di questa mia passione per la divulgazione e per lo spettacolo. Ed ecco che, presso l’Accademia Nazionale di Danza a Roma, incontro una giovanissima direttrice organizzativa, Ilaria Ceci, che ci illustra le attività del Progetto Lunga Vita Festival. Come i giovano, riunendosi, riescano a portare l’arte in luoghi chiusi e difficili. Un grande in bocca al lupo a questo gruppo di ragazzi. Vi invito a vedere e condividere la mia intervista video.

Sara Lauricella