GIGI PROIETTI, ROMA TE SALUTAT

Gigi Proietti: chiudono i teatri e lui esce di scena, ma questa volta non tornerà.

Questa volta le quinte sono chiuse e lui ha fatto la Mandrakata: uno che nasce il giorno dei morti in quale altro giorno poteva morire? Teatro fino alla fine ed anche oltre, applausi e commozione che lo hanno innalzato in una bolla di affetto fino a farlo arrivare a quel Paradiso che preferì con il “suo” San Filippo Neri. Un corteo funebre in cui la sua Roma lo ha compostamente seguito in staffetta dalla Chiesa degli Artisti fino al Suo teatro che, fin oggi, era noto come Globe Theatre e che adesso sarà intitolato a Gigi Proietti. Ed a quel teatro elisabettiano, gioiello d’arte immerso nel verde di Villa Borghese, lo aspettavano tanti tra i suoi colleghi, amici, allievi e molte delle maestranze cine teatrali che lo hanno seguito ed ammirato. La commozione per il saluto è stata veramente enorme e tangibile, non solo per le lacrime dei familiari ma anche nei gesti e nelle parole dei tanti personaggi presenti, tra i quali anche alcuni personaggi politici ed istituzionali. Eh si perché il buon Gigi con i suoi modi pacati, con la sua socievolezza, con il suo spirito romanesco così scanzonato, con quegli occhi che luccicavano sempre di gioia e con la sua indubbia bravura, aveva conquistato proprio tutti in maniera assolutamente trasversale pur essendo, da sempre, dichiaratamente e irremovibilmente di sinistra. Lui era l’artista super partes pronto ad esserci ogni volta che c’era un bel progetto artistico a prescindere dalla provenienza. Se l’è sudata il nostro Gigi: tutta questa benevolenza intendo e tutto questo successo. Ai suoi tempi non bastava mettere un video su qualche canale o social: dovevi girà. Dovevi andare per teatrini, serate fatte ovunque, con qualsiasi mezzo e con chiunque, pure con sole due persone che assistono e donare comunque la tua arte come se avessi davanti il mondo intero, ed è stato così che si è creato i suoi primi seguaci, quelli che non l’hanno abbandonato mai. Dal teatro sperimentale alle grandi sale piene grazie alla tanta esperienza ed a quel no di Domenico Modugno. Salì sul palco al suo posto ed, insieme con il grande Renato Rascel, diedero vita ad un’esplosione di gioia ed emozioni che investì il pubblico. Le tavole del palco gli regalarono tante gioie, repliche praticamente infinite e due creature: una, il Globe Theatre, è nata insieme all’amico Silvano Toti, e l’altra, il Teatro Brancaccio, è stata una fenice portata in auge con la sua direzione artistica e grazie a tutti i colleghi che risposero con benevolenza. Personaggi scenici resi con tuti la gestualità della sua fisicità, con tutte le mimiche facciali di un viso modellato dall’espressioni, con quella voce unica e riconoscibile con cui ha “giocato” nel suo periodo da doppiatore. Ci fu anche la televisione e pure qui riuscì ad essere sperimentale portando nella scatola magica una delle prime sit com italiane che divenne subito cult: Villa Arzilla. Il titolo divenne talmente popolare ed identificativo che è entrato nel linguaggio comune come modo di dire, insomma Gigi Proietti fa parte anche della nostra lingua. In questi giorni la sua immagine è ovunque: sul Colosseo, al Teatro Verdi, all’Auditorium, nei bar, nelle tv, ed è un’invasione sui social. Un omaggio da quaggiù per lui che “Ha preferito il Paradiso” e sarà lì che lo andremo a trovare per assistere ancora ad un suo spettacolo, quello che nessun decreto potrà fermare, nessun virus, nulla di nulla. Ciao Gigi “Se vedemo de ‘llà”.

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