SUBURRA RACCONTA ROMA, CITTA’ DALLA “POLITICA ETERNA” – recensione Raffaella Marzi

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SPAZIO RECENSIONE

Suburra, diretto da Stefano Sollima (già regista di Romanzo Criminale e Gomorra per intenderci) è un film crudo che mostra la corruzione della politica e le infiltrazioni di un clan di zingari (lampante riferimento ai Casamonica) all’interno di quest’ultima nella vita socio politica della Roma Capitale. Film cronologicamente ambientato a pochi anni or sono ma anche fortemente anticipatorio di scandali recentemente venuti a galla con “Mafia Capitale” in un ciclo di “politica eternamente ripetitiva”. Distribuito da 01 Distribution.
Politica, voti di scambio, appalti, droga e sesso. La trama si apre con le imminenti dimissioni del Papa ed un’orgia a base di droga del politico Malgradi e che finirà con la morte di una delle due escort. Nel ruolo del politico corrotto vediamo un Pierfrancesco Favino in stato di grazia con un’interpretazione da Actor’s Studio. Dall’episodio iniziale si dipaneranno una serie di altri eventi che culmineranno in una guerra tra bande allo scopo di controllare gli appalti del territorio di Ostia. Al centro di questa guerra e nel tentativo di sedarla troviamo “Il Samurai” ex componente della Banda della Magliana interpretato da un insolito Claudio Amendola con una recitazione dai toni pacati e controllati ben diversa dai ruoli ai quali siamo abituati. Forti tutti gli interpreti: nel ruolo della escort Giulia Elettra Gorietti, bella e bravissima nel rendere il lato buio e maledetto di “Sabrina” e che vedremo in una scena di sesso piuttosto impegnativa. Altro pesante ruolo femminile è quello di Greta Scarano donna fedele del boss “Numero 8” (interpretato dal “crudele” Alessandro Borghi) e che darà vita ad un importante colpo di scena.
Elio Germano, efficace come sempre, dà corpo a Sebastiano, un organizzatore di eventi, personaggio senza spina dorsale vittima del clan di zingari che reclamano la restituzione di un debito contratto dal padre suicida. Suburra è un film che lascia senza speranza mostrando un’Italia spregiudicata e corrotta, ispirandosi a fatti di cronaca e politica recenti: il crollo del governo Berlusconi e le dimissioni di Papa Ratzinger. Il ritmo è serrato ed i suoi personaggi non hanno un particolare spessore psicologico. Sono freddi e distaccati come la violenza che pervade tutto il film.
Nel complesso, da vedere: 9/10.

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